Ventuno anni di audio-psico-fonologia in Sudafrica
Ventuno anni di audio-psico-fonologia in Sudafrica — Pieter E. Van Jaarsveld (Università di Potchefstroom), trad. Christian-Paul Delmas
Pieter E. Van Jaarsveld — Istituto di Psicoterapia e Assistenza, Università di Potchefstroom, Repubblica del Sudafrica. Traduzione francese di Christian-Paul Delmas, audio-psico-fonologo, Formazione Alfred Tomatis.
Nota del traduttore: Abbiamo scelto di tradurre la denominazione di ciascun test psicologico, ma di conservarne la sigla nella forma originale, dato che questa costituisce uno strumento di riferimento internazionale.
Sintesi
Lo scopo di questo articolo è presentare una visione d’insieme delle attività del centro APP di Potchefstroom sotto il profilo della ricerca. La cornice stessa dell’università ha favorito la creazione di un centro di APP. Non solo altri dipartimenti dell’università si sono trovati coinvolti nelle sue attività, ma l’interesse diffuso per questo nuovo approccio ha attivato la creazione di altri centri in Sudafrica. Questa visione d’insieme su 10 studi condotti all’Istituto di Psicoterapia e Assistenza presenta risultati positivi, ma i difetti metodologici di alcuni di essi hanno sollevato interrogativi quanto all’interpretazione dei risultati. La necessità di studi che dimostrassero il contributo intrinseco del training APP al raggiungimento di risultati favorevoli era diventata una questione di primo piano. Si discutono due studi, elaborati in modo da eliminare le carenze di progettazione e da realizzare una valutazione più rigorosa dell’approccio APP. I loro risultati mettono in evidenza il miglioramento del funzionamento della personalità dopo un training APP. Questa conclusione viene discussa nell’ottica di una nuova linea di ricerca per il Dipartimento di Psicologia, ossia l’asimmetria funzionale emisferica.
1. Introduzione
Questo articolo passa brevemente in rassegna la storia dell’APP in Sudafrica ponendo l’accento sulle ricerche condotte all’Istituto di Psicoterapia e Assistenza dell’Università di Potchefstroom, CHE. Operando in stretta collaborazione con il Dipartimento di Psicologia e disponendo di tirocini interni in psicologia clinica e di assistenza, questo Istituto offriva grandi opportunità alla ricerca grazie, al tempo stesso, ai membri del suo personale e agli studenti del terzo ciclo. L’Istituto aveva inoltre accesso alle competenze specialistiche di altri dipartimenti dell’università, come Musica, Elettronica e diversi dipartimenti di linguistica. Oltre a questa versatilità, l’obiettivo iniziale dell’Istituto era offrire i propri servizi di psicologia e di educazione agli studenti dell’università nonché all’insieme del pubblico; di conseguenza l’APP trovò ben presto un terreno fertile e divenne fiorente. Tuttavia, di fronte a una tecnica nuova, fondata su una teoria rivoluzionaria che metteva in opera tecniche uniche e originali, assenti in qualunque altra terapia, la resistenza iniziale fu così forte che ci volle un certo tempo prima che altri centri in Sudafrica incorporassero l’APP nei loro programmi psicoterapici ed educativi. Si formarono i membri delle future équipe e, alla fine, sei centri, tra cui un ospedale psichiatrico, scuole di istruzione speciale e cliniche universitarie, si misero a praticare l’APP, mentre programmi di ricerca venivano avviati anche da altre tre università del Sudafrica.
2. Storia
Il mio primo incontro con l’Orecchio Elettronico (allora noto con il nome di Aurelle) risale al 1965, quando uno studente dell’università, il dottor C.D. Rhoode, tornò dal Canada con due Orecchi Elettronici. Dopo che egli ebbe lasciato l’università, alla fine del 1965, colsi l’occasione di assimilare la letteratura disponibile sull’APP, che si componeva delle prime pubblicazioni di Alfred Tomatis, e proseguii il trattamento dei balbuzienti. Nel 1969 si concludeva uno studio di follow-up su un gruppo di 43 balbuzienti adulti, volto a determinare l’effetto del trattamento per mezzo dell’Orecchio Elettronico, da uno a tre anni dopo il trattamento (Van Jaarsveld, 1973). Questi risultati e queste osservazioni cliniche sul miglioramento dei balbuzienti fornirono la motivazione per andare a studiare la tecnica con il Prof. Tomatis a Parigi nel 1970 e 1971. Le successive visite di Alfred Tomatis in Sudafrica e il suo impatto sulle autorità dell’università furono enormemente benefici per lo status dell’APP. Nel 1973 un centro completamente attrezzato, con 12 Orecchi Elettronici, fu installato nell’Istituto. Il centro attirò immediatamente molto interesse da parte di un ampio ventaglio di professionisti, ma anche una critica e uno scetticismo severi, specialmente da parte dei terapisti del linguaggio che sostenevano che si stesse invadendo il loro ambito professionale. A questo stadio, la mancanza di riscontri empirici rendeva molto difficile la difesa dell’APP sulla sola teoria, ma nel 1974 venne realizzata una tesi di dottorato (Van Jaarsveld, 1974) sulla valutazione dell’approccio Tomatis nel trattamento della balbuzie, così come una tesi di laurea magistrale (Van Wyk, 1974), che metteva alla prova l’ipotesi APP riguardante l’effetto di una dominanza uditiva nei balbuzienti.
A quell’epoca (1974) l’équipe del Centro di Potchefstroom fu rinforzata dal Sig. Paul Madaule, che si rivelò di grande aiuto. Egli redasse un articolo su «l’Audio-Psico-Fonologia nei cantanti e nei musicisti» (Madaule, 1976), e ne seguirono numerosi progetti di ricerca.
Le conseguenze degli studi sui risultati, così come le visite successive di Alfred e Léna Tomatis in Sudafrica, aprirono la strada all’istituzione di nuovi centri, come il Centro Witrand (ospedale psichiatrico) e il centro della Scuola per Bambini Sordi di Worcester. L’Università dello Stato Libero di Orange patrocinò un centro nella Scuola Marthie Du Plessis (educazione speciale), a Pretoria fu installato un centro in una scuola per bambini autistici e, da ultimo, a Città del Capo, è da poco nato il centro della Sig.ra Beulah Levinson.
Quando fu progettato un nuovo edificio per il Dipartimento di Psicologia, la Facoltà di Educazione e l’Istituto di Psicoterapia e Assistenza, eravamo allo stadio degli impianti appositamente concepiti per un centro di APP, con 13 box per il trattamento degli adulti, una sala speciale per il trattamento dei bambini, impianti separati per le madri che ascoltano la musica filtrata, due laboratori linguistici e gli impianti per i test di ascolto.
Nel frattempo l’interesse del Dipartimento di Musica e del Dipartimento di Francese era stato pienamente catturato dall’idea di stimolare un «orecchio musicale» e un «orecchio francese» negli studenti di questi dipartimenti. Questi due dipartimenti si coinvolsero dunque vivamente nelle attività del centro di APP, con la conseguenza che due laboratori di questi dipartimenti vennero a completare gli impianti del Centro.
La messa a disposizione, da parte della Divisione dei Servizi di Elettronica dell’università, di un’équipe di audiometria si rivelò salutare e di un prezioso risparmio di tempo per la gestione quotidiana dei gruppi di studenti. Grazie al responsabile di questo dipartimento per il suo interesse entusiasta nei confronti dell’APP, il Dr. Cobus van der Walt; una relazione di cooperazione molto propizia si instaurò per culminare infine in un progetto di ricerca di primaria importanza, avente come obiettivo la messa a punto di un nuovo Orecchio Elettronico in stretta collaborazione con il Prof. Tomatis. I nuovi apparecchi transistorizzati furono infine assemblati in Svizzera sotto la supervisione di uno staff della Divisione dei Servizi di Elettronica. Il Centro di Potchefstroom diventava allora il primo centro equipaggiato con gli Orecchi Elettronici di nuova concezione.
3. Ricerca
3.1 Introduzione
Secondo un esame critico degli studi di APP condotto in Canada da Stutt (1983), la ricerca canadese sembra essere stata orientata principalmente sui disturbi dell’apprendimento e la dislessia. Questi studi, secondo Stutt, indicano che l’approccio APP procurerebbe benefici al di là di quanto ci si possa attendere dalla maturazione oppure da una semplice educazione correttiva. I benefici menzionati includono un progresso significativo delle attitudini alla lettura, dei processi di percezione, dell’adattamento generale, un miglioramento delle attitudini a comunicare e una maggiore capacità di esprimere verbalmente i pensieri e i sentimenti. Stutt conclude che i risultati indicano che la maggior parte dei bambini che hanno seguito il programma APP ne traggono un beneficio. Tuttavia, a causa di problemi di metodologia sottostanti rilevati in alcuni di questi studi, rimane aperta la questione del contributo specifico dell’APP a questi risultati favorevoli. Egli conclude: «sembrerebbe che l’accettazione prudente sia l’atteggiamento appropriato» (Stutt, 1983: 15).
A Potchefstroom i lavori di ricerca seguirono una linea differente, poiché in questi studi l’accento era posto più fortemente su premesse e tecniche di APP fondamentali e sicure, nei confronti della balbuzie e di componenti non cognitive come l’ansia e la depressione. Questi studi mostrano altri effetti positivi come il miglioramento della padronanza di sé, della consapevolezza di sé, delle relazioni interpersonali e del passaggio all’atto. Ma, dato che i criteri e le precauzioni rigorosi per valutare una tecnica terapeutica specifica come li raccomandano Rachman e Wilson (1980), Parloff (1986), Kazdin (1986) e altri, non sono stati o non hanno potuto essere tutti riuniti nei primi studi, sono state organizzate delle indagini in modo da eliminare le carenze di progettazione per condurre una valutazione più rigorosa dell’approccio APP. In questa rassegna verrà accordata un’attenzione particolare a due studi, dalle apprezzabili caratteristiche metodologiche, riguardanti l’ansia.
Al fine di verificare il contributo specifico dell’approccio APP al trattamento di diversi handicap, la modalità di ricerca che sembra raccomandabile è quella potenzialmente più istruttiva nel confronto delle forme di trattamenti alternativi note. Dimostrare che il training APP è superiore a qualunque altro trattamento è certamente utile, ma ciò non deve scartare la possibilità che effetti non specifici, come il placebo o il contatto con un’équipe terapeutica entusiasta e convinta, si facciano carico del cambiamento terapeutico al posto del training APP. D’altro canto, l’assenza di trattamento, la lista d’attesa e le condizioni di controllo delle cure-placebo sollevano talvolta questioni di etica, dal momento che un trattamento accettabile viene rifiutato o differito (Kazdin, 1986).
L’organizzazione della ricerca in studi sui risultati comparativi dovrebbe consentire l’analisi e il confronto degli elementi caratteristici del trattamento. Idealmente, secondo Parloff (1986), le terapie da confrontare dovrebbero esserlo sulla base di variabili quali la credibilità dei pazienti nei confronti del trattamento, la durata del trattamento nonché l’attenzione, l’abilità e l’entusiasmo del terapeuta (Van Jaarsveld e Du Plessis, 1988).
Inoltre, è importante che le differenze di risultati tra trattamenti non riflettano le differenze di competenza dei terapeuti. Secondo Kazdin (1986) è auspicabile «incrociare» i terapeuti durante il trattamento, vale a dire che ogni terapeuta diriga ciascuna delle condizioni del trattamento durante l’indagine. I terapeuti possono essere assimilati a un «fattore» tra i dati dell’analisi.
Infine, la modalità di reclutamento dei pazienti appare come una questione importante. Nell’esame di 14 studi che confrontano pazienti sollecitati e pazienti inviati, Krupnick e coll. (1986) discutono gli svantaggi del reclutamento o della sollecitazione dei pazienti e avvertono che sarebbe metodologicamente più saggio contare su pazienti tradizionalmente inviati.
Sono tutte questioni cruciali da prendere in considerazione per valutare gli effetti dell’approccio APP.
3.2 Studi sulla lateralità
Due studi sulla lateralità furono condotti da Van Wyk (1974) e Badenhorst (1975). Van Wyk verificò l’ipotesi secondo cui vi sono più balbuzienti che non riescono a sviluppare la dominanza dell’orecchio destro che persone che si esprimono con facilità. Utilizzando due tecniche differenti, la tecnica di stimolazione dicotica di Kimura e la tecnica audiolaterometrica di Tomatis, ella studiò la dominanza uditiva di un gruppo di 20 balbuzienti e di un gruppo di 20 persone che si esprimono normalmente. Nessuna differenza significativa poté essere riscontrata tra i due gruppi con la tecnica di stimolazione dicotica. I risultati audiolaterometrici, al contrario, dimostrarono che i balbuzienti presentavano una preferenza significativamente maggiore per l’orecchio sinistro, oppure una preferenza d’orecchio non specifica, mentre un numero significativamente più elevato di persone che si esprimono con facilità mostrava una preferenza significativamente maggiore per l’orecchio destro.
Sebbene Van Wyk abbia preso diverse precauzioni per controllare gli effetti di contaminazione, la piccola dimensione dei campioni e l’utilizzo di soggetti sollecitati anziché la costituzione di gruppi randomizzati richiamano un’interpretazione prudente dei risultati. Van Wyk trascurò inoltre lo strumento di Tomatis, in quanto tecnica di controllo, che consiste nell’osservare l’ampiezza della mobilità dei muscoli facciali sinistri e destri durante l’esercizio di parola e che fornisce un’indicazione supplementare sulla preferenza destra o sinistra dell’ascolto del linguaggio.
Utilizzando anch’egli le tecniche di Kimura e di Tomatis, Badenhorst (1975) analizzò più minuziosamente la natura e la misura della lateralità uditiva. Egli formulò l’ipotesi secondo cui i mancini formano un gruppo eterogeneo che prova difficoltà a realizzare il proprio potenziale intimo. Lo scopo dell’indagine era determinare se esistessero differenze tra le risposte al Rorschach di un gruppo di studentesse completamente lateralizzate a destra, con una forte preferenza destra per l’ascolto del linguaggio, e quelle di un gruppo uguale di studentesse aventi una preferenza laterale destra ragionevolmente generale ma con una preferenza sinistra per l’ascolto del linguaggio. Il gruppo a preferenza destra diede significativamente più risposte FC e M del gruppo a preferenza sinistra. Il gruppo ad ascolto sinistro del linguaggio aveva inoltre la tendenza a reagire con risposte FM. Tre commentatori estranei ai protocolli ne conclusero che i soggetti ad ascolto destro del linguaggio mostravano una capacità superiore di mettersi in relazione spontaneamente e in modo appropriato con gli stimoli emozionali; che mostravano un orientamento più estroverso; che erano più sensibili alle proprie reazioni emozionali, pur controllandole; che erano meno inclini o soggetti all’ansia, alle tensioni, alla frustrazione e all’aggressività. Queste conclusioni andavano in linea diretta con le previsioni della teoria APP riguardo alla lateralità. Di nuovo la scarsa dimensione del campione non autorizza alcuna generalizzazione.
3.3 Studi sulla balbuzie
Van Jaarsveld (1973, 1974) condusse due studi sulla balbuzie. Uno studio di follow-up, volto a determinare l’effetto a lungo termine del training uditivo su 43 balbuzienti (adulti per la maggior parte), fu effettuato durante gli anni pionieristici dell’APP in Sudafrica. Tutti i partecipanti avevano conosciuto un sollievo al proprio sintomo. Per l'82,5 % dei pazienti il sollievo del sintomo era significativo e il 54 % dei casi manteneva la propria buona evoluzione da uno a tre anni dopo il training. Restrizioni metodologiche rendevano difficile l’isolamento del contributo specifico del training APP, poiché il confronto dei risultati del follow-up con i risultati dello studio restava da fare e non vi era traccia di un gruppo di controllo. Tuttavia, la presa in considerazione delle stime degli osservatori sembra conferire una maggiore obiettività, dato che tali stime si basavano sull’osservazione del comportamento linguistico dei pazienti in situazioni «realistiche».
Il secondo studio (una tesi di dottorato) (Van Jaarsveld, 1974) fornisce un’analisi approfondita della teoria di Tomatis e dell’approccio APP di fronte alla balbuzie. L’effetto del training uditivo sul comportamento linguistico di 30 giovani adulti balbuzienti era lo scopo iniziale dello studio empirico. I risultati furono a favore di un bilancio positivo:
La gravità della balbuzie misurata sulla Lanyon SS Scale era significativamente minore dopo il training.
Per un campione rappresentativo di linguaggio e di lettura, i partecipanti se la cavavano significativamente meglio rispetto al numero delle loro disfluenze di linguaggio.
Una velocità di parola e di lettura orale significativamente più rapida fu registrata al re-test.
L’atteggiamento dei partecipanti nei confronti della propria balbuzie migliorò significativamente.
I risultati all’audiometria confermarono le osservazioni di Tomatis, secondo cui i balbuzienti tendono ad avere una perdita di ascolto relativa nella gamma delle frequenze della zona del linguaggio, specialmente all’orecchio destro, e secondo cui l’acutezza progredisce dopo la rieducazione.
Un’analisi spettrale realizzata su tutti i soggetti confermò le osservazioni di Tomatis, mostrando un guadagno significativo di energia nell’emissione vocale dopo il training.
Si potrà argomentare che i risultati di questo studio avrebbero potuto essere più convincenti se fossero stati possibili uno studio comparativo dei risultati, così come l’inclusione di un gruppo di controllo. Le complessità metodologiche per costituire un tale gruppo di adulti balbuzienti non sollecitati e per trovare una tecnica alternativa accettabile che riunisse tutti i controlli e i criteri elencati da Kazdin (1986) apparivano tuttavia insormontabili a questo stadio. D’altro canto, un gruppo di controllo senza trattamento sollevava questioni di etica per il fatto di un trattamento che viene impedito o differito.
3.4 Uno studio sui ritardati mentali
Con uno studio accuratamente controllato, De Bruto (1983) cercò di sottrarsi ad alcune obiezioni metodologiche, menzionate sopra, per esaminare l’effetto specifico dell’APP su un gruppo di bambini ritardati profondi. Trenta degenti del Centro di Cura e di Riabilitazione Witrand (ospedale psichiatrico), di età compresa tra 4 e 14 anni, precedentemente diagnosticati come ritardati mentali ma capaci di sedersi e di camminare, furono ripartiti a caso in tre gruppi.
- il gruppo A fu sottoposto al training uditivo e, in più, a un programma di stimolazione senso-motoria;
- il gruppo B fu sottoposto a una stimolazione musicale (ma senza l’effetto APP) e, in più, allo stesso programma di stimolazione senso-motoria;
- il gruppo C era un gruppo senza trattamento.
I test psicologici utilizzati comprendevano le Scale di Sviluppo del Bambino Piccolo di Bailey nonché una misura di sensibilità. I risultati indicarono che entrambi i gruppi sperimentali A e B avevano registrato un progresso in età mentale, ma il progresso del gruppo A con stimolazione APP era più importante di quello del gruppo B. Nessun cambiamento appariva nel gruppo C. Mentre nessuna differenza significativa riguardo alla sensibilità era stata osservata tra i gruppi A e B prima del programma di stimolazione, una riduzione statisticamente significativa delle risposte dirette su di sé appariva dopo il training APP, contemporaneamente a un progresso significativo delle risposte dirette sull’oggetto. Tenuto conto degli aspetti della metodologia, questo studio dimostra gli effetti positivi ottenuti con l’approccio APP.
3.5 Studi sull’ansia e la depressione
Un certo numero di studi sulla depressione e l’ansia illustrano l’applicabilità dell’approccio APP a questi disturbi. Peché (1975) valutò l’effetto dell’APP su 10 studentesse. La batteria di test condotta prima e dopo il programma comprendeva: la scala IPAT-ansia, l’inventario dei 16 Fattori di Personalità, il Questionario delle Relazioni Personali, Familiari, Sociali e Formali (PHSF), il Test delle Macchie d’Inchiostro di Rorschach e il Test d’Ascolto. Peché trovò notevoli cambiamenti durante e dopo il programma per quanto riguarda le caratteristiche di personalità; questi cambiamenti erano confermati dai risultati di diversi strumenti.
Capacità di pianificare. I risultati del test di Rorschach suggerivano che dopo la terapia il gruppo nel suo insieme mostrava un forte desiderio di organizzare e pianificare in direzione del futuro. I soggetti conducevano le proprie relazioni interpersonali con un più alto grado di spontaneità e di vitalità. Di conseguenza l’integrazione delle norme generalmente ammesse e delle norme sociali si metteva anch’essa in atto più facilmente.
Creatività e funzionamento intellettuale. I soggetti rivelavano dopo il trattamento una tendenza significativamente migliore a utilizzare il proprio potenziale intellettuale, così come una produttività e un’azione costruttiva migliorate.
Forza di volontà e controllo dell’ego. Una tendenza significativa ad adottare un sistema di valori rinforzato, sotto l’influenza di un sistema ben sviluppato del controllo dell’ego che conduce a un accresciuto senso della stima di sé e della fiducia in sé, era evidente dopo il programma.
Vita emozionale. I risultati suggerivano che il programma aveva comportato un grado significativo di riduzione dell’ansia.
Ancora una volta, per quanto impressionanti possano apparire questi risultati, la scarsa dimensione del campione e l’assenza di uno studio comparativo dei risultati suscitano la critica.
Lamprecht (1978) studiò gli effetti psicologico e fisiologico della musica filtrata su un gruppo di iper-ansiosi. I soggetti furono selezionati sulla base di punteggi elevati alla Scala d’ansia IPAT e sottoposti a un programma di musica filtrata. Le misure psicologiche includevano il Questionario delle Relazioni Personali, Familiari, Sociali e Formali nonché il Test d’Ascolto. Le misure fisiologiche includevano l’Elettrocardiogramma, il Rinocardiogramma, il Toe plethysmogramme, il Balistocardiogramma e il Generatore di Scelta Binaria. Lamprecht argomentò che 60 sedute di mezz’ora di musica filtrata sarebbero state sufficienti, senza che dovesse essere effettuato alcun intervento ipnoterapeutico. Cambiamenti statisticamente significativi ebbero luogo nel senso di una riduzione dell’ansia, di un miglioramento del livello di adattamento e di un migliore ascolto, ma le differenze alle misure fisiologiche non erano significative. Ciò può essere dovuto a un’applicazione incompleta del programma APP.
Botes (1979) adottò una linea di ricerca differente. Ella argomentò che la valutazione di una tecnica terapeutica per mezzo dell’analisi statistica implica delle limitazioni, poiché le statistiche da sole non possono localizzare realmente il decorso di un processo terapeutico. Si imbarcò dunque in uno studio approfondito di tre pazienti affetti da depressione nevrotica (disturbo distimico), allo scopo di valutare l’effetto del training APP. Ella illuminò il processo del training con la descrizione e la discussione dettagliata di un singolo caso. La batteria di test consisteva in: Scala di intelligenza SA Wechsler, Test di Appercezione Tematica, Test delle Macchie d’Inchiostro di Rorschach, Inventario di Depressione Beck e Test d’Ascolto. I risultati appaiono molto favorevoli:
1. Punteggi del re-test più elevati al test di intelligenza.
| Paziente | QI verbale (prima) | QI non verbale (prima) | QI totale (prima) | QI verbale (dopo) | QI non verbale (dopo) | QI totale (dopo) |
|---|---|---|---|---|---|---|
| A | 108 | 108 | 108 | 116 | 120 | 119 |
| B | 129 | 115 | 123 | 129 | 131 | 132 |
| C | 112 | 98 | 105 | 118 | 107 | 113 |
2. Depressione ridotta. Nel caso dei pazienti A e C, i sintomi si sono completamente dissipati dopo la terapia. Una depressione mascherata emerse nel paziente B, ma il trattamento, sebbene iniziato, si rivelò positivo. Nel momento in cui la terapia prendeva avvio, la paziente C era decisa a interrompere gli studi. Dopo l’esecuzione del training APP, era così ben motivata che riuscì anche nei suoi studi.
3. Migliori relazioni interpersonali. Essendo migliorata la perspicacia nelle relazioni interpersonali, lo sblocco dell’ansia affettiva come pure le migliori relazioni genitore-bambino erano molto evidenti.
4. Migliori padronanza e immagine di sé. Nella sua valutazione finale, Botes concluse che il training APP meritava un apprezzamento positivo particolarmente per i seguenti aspetti:
la scoperta di conflitti e di traumi può avvenire più rapidamente con l’aiuto di questo approccio che con l’aiuto di altre tecniche terapeutiche, poiché i pazienti sembrano sviluppare un desiderio di comunicare nel corso stesso del training;
l’accento posto sullo sviluppo prenatale implica un ampliamento della nozione di sviluppo umano;
l’importanza della relazione padre-bambino che viene a correggere le teorie tradizionali dello sviluppo umano focalizzate principalmente sulla relazione madre-bambino;
il fatto che la tecnica attivi il paziente attraverso la consapevolezza immediata che egli ha dell’energia costituisce un apporto assente dagli altri approcci terapeutici;
il Test d’Ascolto, come mezzo di valutazione, si è rivelato uno strumento prezioso.
Nel 1979, questo studio di caso si rivelò valido perché costituiva un resoconto clinico obiettivo di osservazioni di ordine generale rilevate durante il training APP. Il valore dei risultati sarebbe stato di interesse superiore se fosse stato intrapreso uno studio di follow-up. Quest’ultimo fu effettuato nell’esplorazione psicologica di Du Plessis su un gruppo di studentesse del primo anno ansiose e non ansiose, nel 1982.
I due studi seguenti sull’ansia meritano maggiore attenzione per via delle loro apprezzabili caratteristiche metodologiche. Traendo la lezione dalle insidie metodologiche degli studi precedenti, Du Plessis (1982) diresse uno studio esaustivo e molto ben documentato nel conseguimento di un titolo di Ph.D. Le caratteristiche metodologiche comprendevano: l’utilizzo di un terapeuta esperto durante la fase sperimentale; la ripartizione dei pazienti in gruppo sperimentale e gruppo di controllo; un follow-up di 14 mesi; praticamente nessuna attrizione di soggetti; e l’impiego di una gamma estesa di misure specifiche di risultati.
Lo scopo iniziale dello studio era ricercare le possibili differenze tra un universo di ansiosi e un campione di non ansiosi scelti a caso tra gli studenti del primo anno dell’Università di Potchefstroom/CHE. Uno studio psicometrico fu allora condotto su 424 studentesse, utilizzando i seguenti test psicologici: il test di Intelligenza SA Wechsler per adulti, la Scala IPAT-ansia, le Reazioni alle Situazioni Quotidiane (un’altra scala d’ansia), l’Inventario Beck di Depressione, il Questionario delle Relazioni Personali, Familiari, Sociali e Formali, il Test dello Scopo nella Vita, l’Inventario di Orientamento Personale (una misura di salute mentale positiva), una misura delle prestazioni universitarie e un inventario biografico.
Dai risultati è evidente che nessuna differenza appare alla luce delle diverse variabili biografiche, del livello di funzionamento intellettuale e delle prestazioni universitarie. Il gruppo ansioso, tuttavia, mostrava livelli più alti di depressione, un adattamento più precario, un livello più basso di salute mentale positiva e un senso più fragile dello scopo nella vita. Era pertanto stabilito che il gruppo ansioso era significativamente il più ostacolato, dall’effetto inibitore del suo livello d’ansia più elevato.
Lo scopo secondario di questo studio era un’indagine applicata, consistente in due programmi terapeutici, ossia: un programma «riduzione d’ansia» su un campione di soggetti ansiosi volontari, e un programma «stimolazione» su un campione di soggetti non ansiosi volontari provenienti dal gruppo di non ansiosi che avevano partecipato allo studio psicometrico. Entrambi i programmi furono realizzati per mezzo del training Audio-Psico-Fonologico.
Il programma riduzione d’ansia era concepito in funzione delle limitazioni dello studio precedente effettuato nello stesso senso (vedi Peché, 1975, la cui indagine confermò l’effetto di riduzione d’ansia dell’APP). Nel presente studio furono prese disposizioni per includere un gruppo di controllo di soggetti ansiosi, cosa che non era stata fatta da Peché. Il programma stimolazione fu lanciato per motivi esclusivamente sperimentali, poiché nessuna informazione su studi precedenti di questo tipo aveva potuto essere rilevata (Van Jaarsveld & Du Plessis, 1983).
Dieci soggetti terminarono il programma riduzione d’ansia con il test di controllo. Il gruppo di controllo di ansiosi ne contava 12, anch’essi membri volontari del gruppo di ansiosi di partenza composto da 40 soggetti.
Dato il numero di soggetti coinvolti, le stime statistiche furono effettuate per mezzo del test Wilcoxon, tecnica non parametrica.
I risultati — Programma «riduzione d’ansia»
Riduzione d’ansia.
Tabella 1. Punteggi ottenuti dal gruppo ansioso sperimentale e dal gruppo ansioso di controllo alla scala IPAT-ansia.
| Gruppo | Punteggio medio (Test) | Punteggio medio (Re-test) | T | Significatività |
|---|---|---|---|---|
| Ansioso sperimentale (N = 10) | 8,1 | 5,8 | 5 | ** |
| Ansioso di controllo (N = 12) | 7,58 | 6,58 | 8,5 | – |
* statisticamente significativo al livello 0,05 — ** statisticamente significativo al livello 0,01
Come si può vedere nella Tabella 1, il livello d’ansia del gruppo sperimentale era diminuito significativamente, mentre nessun cambiamento ebbe luogo nel gruppo di controllo.
Accrescimento del senso di uno scopo nella vita.
Tabella 2. Punteggi ottenuti dal gruppo ansioso sperimentale e dal gruppo ansioso di controllo al Test dello Scopo nella Vita.
| Gruppo | Punteggio medio (Test) | Punteggio medio (Re-test) | T | Significatività |
|---|---|---|---|---|
| Ansioso sperimentale (N = 10) | 103,2 | 111,7 | 10 | * |
| Ansioso di controllo (N = 12) | 116,1 | 111,6 | 13 | * |
Dai risultati della Tabella 2 è chiaro che il gruppo ansioso sperimentale non ha solo subìto una riduzione d’ansia, ma ha anche accresciuto il proprio senso di uno scopo nella vita come misurato dal Test dello Scopo nella Vita. Per contrasto, il gruppo ansioso di controllo ha apparentemente subìto un calo del proprio senso di uno scopo nella vita.
Punteggi migliorati al test di intelligenza.
Tabella 3. Punteggi ottenuti dal gruppo ansioso sperimentale e dal gruppo ansioso di controllo al Test di Intelligenza SA Wechsler.
| Misura | Exp. Test | Exp. Re-test | Exp. T | Exp. Sig. | Contr. Test | Contr. Re-test | Contr. T | Contr. Sig. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| QI verbale | 110,7 | 116,4 | 11 | * | 112,8 | 114,1 | 21 | – |
| QI non verbale | 108,9 | 123,8 | 2 | ** | 109,3 | 117,8 | 0 | ** |
| QI totale | 110,5 | 121,7 | 2 | ** | 111,7 | 116,9 | 4,5 | ** |
Nel caso di entrambi i gruppi, i punteggi al QI non verbale e totale sono progrediti significativamente. L’interpretazione di questi risultati richiede prudenza, poiché il progresso significativo può, almeno in parte, essere attribuibile all’apprendimento. Tuttavia, il fatto che solo il gruppo ansioso abbia realizzato punteggi significativamente più elevati al QI verbale poteva essere anche il risultato dell’effetto stimolante dell’APP, con l’accento posto sull’attivazione del potenziale di comunicazione inerente.
Aumento del livello di salute mentale positiva.
Tabella 4. Punteggi ottenuti dal gruppo ansioso sperimentale all’Inventario di Orientamento Personale (IOP).
| Scala | Punteggio medio (Test) | Punteggio medio (Re-test) | T | Significatività |
|---|---|---|---|---|
| Gestione del tempo (GT) | 12,4 | 16,4 | 0 | ** |
| Sostegno interiore (SI) | 66,4 | 77,9 | 0 | ** |
| GT + SI | 78,8 | 93,9 | 0 | ** |
Dai dati della Tabella 4 è evidente che il gruppo ansioso sperimentale non ha solo subìto un declino dell’ansia, ma ha anche migliorato il proprio livello di salute mentale positiva. I soggetti di questo gruppo utilizzeranno in seguito il loro tempo più costruttivamente (progresso significativo alla Gestione del Tempo) e funzioneranno più conformemente ai propri desideri e motivazioni interiori (progresso significativo al Sostegno Interiore). (Per considerazioni di ordine pratico non fu possibile includere questo test nel re-test del gruppo ansioso di controllo.)
Influenza non misurabile nelle prestazioni universitarie.
Tabella 5. Punteggi medi agli esami di metà e di fine anno ottenuti dai gruppi ansioso sperimentale e di controllo.
| Gruppo | Esame di metà anno | Esame di fine anno | T | Significatività |
|---|---|---|---|---|
| Ansioso sperimentale | 69,10 % | 68,00 % | 31,5 | – |
| Ansioso di controllo | 57,60 % | 59,30 % | – | – |
Nonostante un declino dell’ansia e un miglioramento dello scopo nella vita, è evidente che le prestazioni universitarie non sono apparentemente state influenzate dal programma riduzione d’ansia, anche se un miglioramento della memorizzazione è stato segnalato da alcuni soggetti.
Risultati del programma «stimolazione» con i soggetti non ansiosi
Dato che il gruppo non ansioso non aveva verosimilmente problemi psicologici manifesti e che il programma stimolazione costituiva una condizione puramente sperimentale, il re-test offriva un’opportunità di valutare la misura in cui i potenziali inerenti avevano potuto essere attivati per mezzo della musica filtrata. Un test di intelligenza e la misura di salute mentale positiva (l’IOP) furono di conseguenza utilizzati nella fase di re-test.
Per considerazioni di ordine pratico non fu possibile costituire un gruppo non ansioso di controllo, e il gruppo non ansioso sperimentale fu quindi confrontato unicamente con se stesso.
Furono rilevati i seguenti risultati:
Migliori punteggi al test di intelligenza.
Tabella 6. Media dei punteggi ottenuti dal gruppo non ansioso sperimentale al Test di Intelligenza SA Wechsler.
| Misura | Punteggio medio (Test) | Punteggio medio (Re-test) | T | Significatività |
|---|---|---|---|---|
| QI verbale | 112,4 | 116,1 | 20,5 | * |
| QI non verbale | 111,6 | 123,1 | 9 | ** |
| QI totale | 112,8 | 121 | 10,5 | * |
Come per il caso dei gruppi ansioso sperimentale e di controllo, l’interpretazione di questi risultati richiede prudenza. Infatti, sebbene sia evidente un aumento significativo dei punteggi al QI verbale, non verbale e totale, l’influenza di un apprendimento dovuto al fatto di ripetere un test non deve essere sottovalutata.
Livello di salute mentale positiva aumentato.
Tabella 7. Punteggi ottenuti dal gruppo non ansioso sperimentale all’Inventario di Orientamento Personale.
| Scala | Punteggio medio (Test) | Punteggio medio (Re-test) | T | Significatività |
|---|---|---|---|---|
| Gestione del tempo (GT) | 16,29 | 18,64 | 6 | ** |
| Sostegno interiore (SI) | 74,21 | 79,64 | 24 | – |
| GT + SI | 90,5 | 98,14 | 20 | * |
La scoperta più entusiasmante di questa parte dello studio era che persino il gruppo dei soggetti non ansiosi aveva ottenuto un livello di salute mentale positiva significativamente elevato.
L’indagine di follow-up
Nonostante i risultati positivi riportati sopra, considerazioni relative alla ricerca e centrate sulla persona conducevano successivamente a uno studio di follow-up, come se questo dovesse abilitare lo sperimentatore a valutare il reale significato dei risultati presunti favorevoli, riportati sopra. Il periodo che andava dal test iniziale alla valutazione del follow-up era di 14,3 mesi. Tutti i soggetti che avevano preso parte al programma riduzione d’ansia furono disponibili per il follow-up. Il gruppo ansioso di controllo si componeva di nove soggetti del gruppo ansioso d’origine dei 40 studenti volontari a partecipare.
Risultati dei gruppi ansioso sperimentale e di controllo
Mantenimento del livello di riduzione d’ansia.
Tabella 8. Punteggi ottenuti dal gruppo ansioso sperimentale e dal gruppo ansioso di controllo sulla scala IPAT-Ansia.
| Gruppo | Test iniziale | Test di follow-up | T | Significatività |
|---|---|---|---|---|
| Ansioso sperimentale (N = 10) | 8,1 | 6,5 | 4 | * |
| Ansioso di controllo (N = 9) | 7,58 | 6,33 | 5 | * |
Dai risultati apparirebbe che entrambi i gruppi abbiano ottenuto una riduzione del proprio livello d’ansia. Nel caso del gruppo ansioso sperimentale, la riduzione d’ansia in quanto conseguenza del programma riduzione d’ansia era stata mantenuta.
Mantenimento della progressione del livello di salute mentale positiva per il gruppo ansioso sperimentale.
Tabella 9. Punteggi ottenuti dal gruppo ansioso sperimentale e dal gruppo ansioso di controllo all’Inventario di Orientamento Personale.
| Scala | Exp. Test iniziale | Exp. Test di follow-up | Exp. T | Exp. Sig. | Contr. Test iniziale | Contr. Test di follow-up | Contr. T | Contr. Sig. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gestione del tempo (GT) | 12,4 | 16 | 1 | ** | 14,5 | 15,2 | 21 | – |
| Sostegno interiore (SI) | 66,4 | 77 | 3 | – | 72,9 | 74,5 | 31 | – |
| GT + SI | 78 | 93 | 3 | * | 87,4 | 89,6 | 23,5 | – |
Si constata che i membri del gruppo ansioso sperimentale avevano mantenuto il proprio livello di salute mentale positiva, mentre il gruppo ansioso di controllo non aveva conosciuto uno sviluppo della personalità misurabile, dalla valutazione iniziale. Questi risultati furono confermati, inoltre, dalle informazioni aggiuntive di uno speciale questionario di follow-up.
Risultati dei gruppi non ansioso sperimentale e di controllo
Il gruppo non ansioso sperimentale comprendeva tutti i soggetti che avevano preso parte al programma stimolazione, eccetto due di essi che avevano terminato i propri studi prima. Il gruppo di controllo si componeva di volontari del gruppo non ansioso d’origine di 40 soggetti e ne contava 11. Solo l’Inventario di Orientamento Personale fu utilizzato come test di follow-up. Furono ottenuti i seguenti risultati:
Tabella 10. Punteggi ottenuti dal gruppo non ansioso sperimentale e dal gruppo non ansioso di controllo all’Inventario di Orientamento Personale.
| Scala | Exp. Test iniziale | Exp. Test di follow-up | Exp. T | Exp. Sig. | Contr. Test iniziale | Contr. Test di follow-up | Contr. T | Contr. Sig. |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Gestione del tempo | 16,3 | 17,6 | 16 | – | 18,3 | 16,8 | 2,5 | * |
| Sostegno interiore | 75,7 | 84,5 | 13 | ** | 75,9 | 79,2 | 8,5 | – |
| GT + SI | 92,1 | 102,2 | 10 | ** | 94,2 | 95,9 | 17 | – |
(Gruppo non ansioso sperimentale: N = 13; gruppo non ansioso di controllo: N = 11.)
Dalla Tabella 10 è evidente che il gruppo non ansioso sperimentale aveva migliorato significativamente il proprio livello di salute mentale positiva, mentre il gruppo non ansioso di controllo non aveva guadagnato significativamente in sviluppo personale. Di nuovo il questionario di follow-up portò un’ulteriore conferma attraverso l’evidenza.
Il significato delle due indagini messe in applicazione
In sintesi si applicano le seguenti affermazioni:
I risultati hanno mostrato il valore del training di Audio-Psico-Fonologia nell’approccio terapeutico di studentesse del primo anno ansiose.
I risultati hanno mostrato che studentesse del primo anno non ansiose, apparentemente equilibrate, potevano essere stimolate per mezzo dell’Audio-Psico-Fonologia e ottenere un miglioramento significativo del proprio livello di salute mentale positiva misurato all’IOP.
In quanto mezzo di valutazione del training APP, e in quanto punto di partenza per lo sviluppo di strumenti più appropriati, la selezione dei test psicologici ha funzionato relativamente efficacemente.
Le procedure attinenti ai due programmi terapeutici hanno messo in evidenza alcune carenze e hanno sottolineato anche la necessità di ricerche supplementari (Van Jaarsveld & Du Plessis, 1983).
4. Uno studio comparativo dei risultati su alunni di scuola primaria ansiosi
4.1 Introduzione
Pienamente consapevoli della difficoltà legata al dimostrare gli effetti eccezionali di un tipo particolare di intervento terapeutico, i ricercatori non potevano essere interamente soddisfatti finché tutti i criteri e le precauzioni rigorosi elencati da Kazdin (1986), Parloff (1986), Krupnick e coll. (1986) e altri non fossero stati riuniti in modo soddisfacente per dimostrare il contributo eccezionale del training APP ai risultati positivi annunciati. Peraltro, i risultati sull’ansia erano stati ottenuti con studenti di sesso femminile soltanto. Nessuno studio era stato condotto su bambini ansiosi. Uno studio comparativo dei risultati fu intrapreso presso un gruppo di bambini ansiosi alunni di scuola primaria (Du Plessis & Van Jaarsveld, 1988). La nostra intenzione era evitare le carenze metodologiche degli studi sui risultati precedenti confrontando i risultati dell’APP con quelli dell’approccio di un trattamento alternativo noto e con quelli di un gruppo di controllo non trattato, utilizzando pazienti non sollecitati, assicurandosi che le procedure di trattamento fossero condotte come previsto, effettuando uno studio di follow-up e, infine, ricercando possibili differenze dovute alla competenza del terapeuta in quanto fattore di contaminazione.
4.2 Metodo
Soggetti. Dopo che l’accordo del Dipartimento di Educazione del Transvaal fu ottenuto per il progetto, i soggetti furono riuniti sulla base della non sollecitazione. Per mezzo di un elenco di indicatori di ansia derivato dal DSM III (1980), 40 alunni di lingua afrikaans, dallo Std 1 allo Std 3, furono identificati dai loro insegnanti come «tesi». I soggetti provenivano da cinque scuole primarie afrikaans-medie di Potchefstroom. I soggetti furono ripartiti in tre gruppi. La selezione del Gruppo 1 (gruppo in audio-psico-fonologia) fu stabilita secondo la disponibilità quotidiana dei bambini e delle loro madri per un periodo di tre settimane durante le vacanze scolastiche di metà anno. Dodici bambini e madri furono inclusi in questo gruppo. A causa di malattia il Gruppo 1 fu in definitiva ridotto a 10 bambini. Poiché sei dei 28 bambini rimanenti non potevano essere disponibili per la durata del progetto, i Gruppi 2 e 3 furono selezionati a caso tra i 22 rimanenti. A causa dell’attrizione di altri tre soggetti (due per malattia e uno per abbandono del programma Terapia Alternativa) i Gruppi 2 e 3 erano infine composti da 9 e 10 membri.
Strumenti di misura. La valutazione psicometrica fu realizzata individualmente. Essa mirava all’ansia, ai fattori di personalità, al potenziale cognitivo, al funzionamento familiare e all’attitudine all’ascolto definita da Tomatis (1972). Diversi autori hanno sollevato la questione dell’utilità di una ricerca sui risultati in psicoterapia del bambino nella misura in cui un’informazione sufficiente sullo sviluppo del bambino non era stabilita (Phillips, 1987; Werry & Aman, 1980). Fu dunque deciso di valutare le caratteristiche cliniche dei bambini con l’aiuto di colloqui strutturati con le loro madri.
L’Inventario Stato-Tratto d’Ansia per Bambini (STAIC) (Spielberger, Edwards, Lushene, Montuori & Platzek, 1973) fu utilizzato per la misura dell’ansia, poiché è reputato essere tra i migliori dispositivi di valutazione nell’individuazione del bambino ansioso (Eason, Finch, Brasted & Saylor, 1985). Una seconda e distinta misura dell’ansia, la Scala d’Ansia del Bambino (CAS) (Gillis, 1980) fu anch’essa inclusa. Questo strumento fornisce un solo punteggio e come lo STAIC si rivela adeguato per le sue proprietà psicometriche.
Come misura dei fattori di personalità, fu inclusa la versione sudafricana del Questionario di Personalità del Bambino di Porter e Cattell, adattato e standardizzato da Du Toit e Madge (1981). Questo strumento fornisce punteggi su 14 principali fattori di personalità, ciascuno dei quali presentato come un continuum bipolare. Il test è appropriato per i bambini dagli 8 ai 13 anni.
Il potenziale cognitivo fu valutato per mezzo della Scala Individuale del Senior Sudafricano (SSAIS) (Madge, 1986). L’attitudine all’ascolto, misurata dal Test d’Ascolto Tomatis (Tomatis, 1973), fu effettuata da un audiologo diplomato.
Il funzionamento familiare fu misurato dal Dispositivo di Valutazione Familiare (FAD) (Epstein, Baldwin & Bishop, 1983). Questo strumento valuta le proprietà di organizzazione e di strutturazione all’interno di un gruppo familiare, così come le modalità di transazione tra membri di una stessa famiglia che sono state riscontrate per distinguere le famiglie sane da quelle malsane. Sono identificate sei dimensioni, in particolare: risoluzione di problemi, comunicazione, ruoli, sensibilità affettiva, investimento affettivo e controllo del comportamento, nonché una misura globale della salute o della patologia della famiglia, chiamata Funzionamento Generale. Quando ciò era possibile, questa valutazione era completata da entrambi i genitori.
4.3 I programmi terapeutici
Gruppo 1: Programma Audio-Psico-Fonologico (APP). Il programma fu strutturato secondo le direttive abituali di Tomatis (Tomatis, 1978). I bambini e le loro madri furono esposti per un totale di 103 sedute di mezz’ora di stimolazione uditiva per mezzo dell’Orecchio Elettronico, durante tre settimane consecutive nel corso delle vacanze scolastiche di metà anno. Le madri erano riunite in una sala di trattamento separata, e furono stimolate durante 100 sedute di musica filtrata. La somiglianza di presentazione dell’assistenza ai Gruppi 1 e 2 (eccetto per le informazioni specifiche applicabili ai membri del Gruppo 1) è discussa con il Programma Terapia Alternativa.
Gruppo 2: Programma Terapia Alternativa (PTA). Fu presa la decisione di confrontare l’APP con una forma più convenzionale di assistenza breve per bambini e genitori, quale la descrivono nelle sue grandi linee Weinberger (1971) e Leventhal e Weinberger (1975). Di conseguenza il PTA fu strutturato in sedute congiunte madre-bambino, in sedute individuali con i bambini e in sedute di assistenza di gruppo per madri e bambini insieme, al fine di rafforzare l’effetto di questo programma di trattamento a breve termine.
Le sedute congiunte consistevano in discussioni intorno ai risultati della valutazione, ai problemi riportati dai genitori e alle dinamiche relazionali madre-bambino osservate durante le sedute. Nelle sedute individuali dei bambini, i problemi erano discussi apertamente. Una tecnica di riduzione d’ansia, la Guida Leuner di Immaginario Affettivo (Leuner, Horn & Klessmann, 1983) fu anch’essa applicata quando ciò era appropriato, al tempo stesso come diagnosi e come terapia. L’assistenza di gruppo per i bambini comportava esercizi volti a promuovere la coesione e la comunicazione del gruppo. L’assistenza di gruppo dei genitori era focalizzata sulle relazioni genitore-bambino.
Per compensare l’esposizione intensiva del Gruppo 1 alla stimolazione uditiva, il numero delle sedute di assistenza fu in media di 28 per il Gruppo 2 e di 23 per il Gruppo 1. Al fine di mantenere l’integrità del trattamento, condizione importante per una ricerca efficace sui risultati (Kazdin, 1986), entrambi i terapeuti furono coinvolti in ciascun programma terapeutico e si consultarono regolarmente, a turno, sul progresso e sulla condotta dei pazienti, così da evitare gli scarti tra le procedure stabilite dell’APP e le strategie a breve termine del PTA.
Gruppo 3: Gruppo di controllo. Tra il test e il re-test nessun intervento fu effettuato su questo gruppo. Un corso di tecniche di lettura nonché una breve assistenza di gruppo furono proposti dopo il re-test.
Procedura. I bambini furono identificati a scuola. Il consenso e la cooperazione dei genitori furono ottenuti, seguiti dalla valutazione individuale, dall’assegnazione ai tre gruppi e dalla somministrazione dei programmi terapeutici. Il re-test seguì la fine del programma. Dopo tre mesi una rivalutazione del QI fu associata a un questionario di follow-up compilato dalle madri dei Gruppi 1 e 2.
4.4 Equivalenza delle valutazioni di gruppo prima del trattamento
Un funzionamento comparabile tra i tre gruppi, per quanto riguarda il livello d’ansia, la personalità, il funzionamento cognitivo e familiare, e l’attitudine all’ascolto, era essenziale per valutare l’effetto dei programmi terapeutici.
I due questionari d’ansia riportavano differenze trascurabili di sesso e di gruppo. I punteggi medi, giudicati secondo le norme americane, indicavano che i bambini conoscevano almeno un livello d’ansia al di sopra della media. I punteggi medi, per tutti i gruppi riuniti, ammontavano a 9,8 (CAS), 40,0 (tratto d’ansia, STAIC) e 32,0 (stato d’ansia, STAIC).
I tre gruppi realizzarono un livello medio di funzionamento cognitivo (media totale al QI: 106,0). Emergeva una sola differenza statisticamente significativa, ossia l’esecuzione di Disegno alla quale il Gruppo 2 ottenne un punteggio significativamente più basso dei Gruppi 1 e 3.
Il Gruppo 2 ottenne un punteggio significativamente più alto dei Gruppi 1 e 3 ai fattori di personalità B, I, J e O, rivelando che il Gruppo 2 era più intelligente, freddo, scettico e calmo. A Q4, il Gruppo 2 ottenne un punteggio significativamente più alto del Gruppo 3, rivelando che tendeva a essere più determinato e più frustrato del Gruppo 3, ma non più del Gruppo 1.
L’interazione familiare non indicò differenze tra i gruppi.
Le caratteristiche cliniche sono mostrate nella Tabella 1. Il gruppo nel suo insieme poteva essere caratterizzato come gruppo di bambini in periodo di latenza, di lingua afrikaans, con un’età media di 10,3 anni, composto dal 58,6 % di maschi e dal 41,4 % di femmine.
Tabella 1. Caratteristiche cliniche dei soggetti.
| Caratteristica | Gruppo 1 | Gruppo 2 | Gruppo 3 |
|---|---|---|---|
| Numero | 10 | 9 | 10 |
| Sesso maschile | 4 | 7 | 6 |
| Sesso femminile | 6 | 2 | 4 |
| Età media | 10,2 | 10,3 | 10,6 |
| Ordine di nascita: primogenito | 3 | 5 | 4 |
| secondo | 3 | 2 | 5 |
| altro | 4 | 2 | 1 |
| Famiglia d’origine: figlio biologico | 9 | 8 | 10 |
| figlio adottato | 1 | 1 | 0 |
| Sviluppo: complicazioni alla nascita | 0 | 1 | 1 |
| nascita prematura | 3 | 2 | 0 |
| cesareo | 1 | 3 | 0 |
| Legame affettivo madre-bambino: esperienza immediata | 6 | 3 | 8 |
| differito | 4 | 5 | 3 |
| Cura principale (primi 3 anni): madre | 6 | 6 | 6 |
| sostituto | 4 | 3 | 4 |
| Sviluppo normale del: linguaggio | 9 | 8 | 8 |
| controllo motorio | 10 | 6 | 7 |
| Lateralizzazione (mano, occhio, piede): completa destra | 8 | 8 | 9 |
| dominanza mista | 1 | 1 | 0 |
| completa sinistra | 1 | 0 | 1 |
| Lateralizzazione uditiva: destra | 4 | 1 | 2 |
| sinistra | 4 | 8 | 8 |
| Livello di attività (prima infanzia): normale | 8 | 3 | 6 |
| iperattivo | 0 | 2 | 4 |
| Problemi di sviluppo: paure | 7 | 6 | 3 |
| enuresi | 3 | 1 | 1 |
| balbuzie | 3 | 2 | 2 |
| tendenza al ripiegamento su di sé | 6 | 5 | 3 |
| mancanza di fiducia in sé | 6 | 5 | 3 |
| sintomi psicosomatici | 2 | 0 | 2 |
| nervoso, teso | 1 | 0 | 0 |
| depressione | 1 | 0 | 0 |
| disfunzione neurologica confermata | 0 | 2 | 1 |
| Relazioni genitoriali: relativamente soddisfacente | 6 | 2 | 6 |
| problematica (p. es. comunicazione) | 2 | 4 | 2 |
| genitori separati o divorziati | 3 | 4 | 1 |
| secondo matrimonio | 1 | 1 | 1 |
| suicidio paterno | 1 | 0 | 0 |
| suicidio materno | 0 | 1 | 0 |
| decesso materno | 0 | 0 | 1 |
| decesso paterno | 0 | 0 | 1 |
| Relazione madre-bambino: relativamente soddisfacente | 1 | 1 | 6 |
| difficoltà (p. es. iper-protezione) | 8 | 8 | 4 |
| rifiuto materno | 1 | 0 | 0 |
| Relazione padre-bambino: relativamente soddisfacente | 4 | 2 | 5 |
| difficoltà (p. es. comunicazione) | 6 | 7 | 5 |
| Relazione bambino-fratelli: relativamente soddisfacente | 0 | 5 | 8 |
| conflitto carico, stressante | 10 | 4 | 2 |
| Prestazioni scolastiche: in rapporto con il potenziale cognitivo | 6 | 4 | 6 |
| peggiori del previsto | 4 | 5 | 5 |
| assenza o ripetizione della classe | 1 | 1 | 1 |
| Difficoltà di apprendimento: problemi di percezione | 3 | 4 | 2 |
| problemi di lettura | 4 | 5 | 6 |
| problemi di scrittura | 4 | 3 | 4 |
| problemi di concentrazione | 0 | 3 | 1 |
| difficoltà in matematica | 0 | 0 | 2 |
Come mostra la Tabella 1, i risultati mettono in rilievo numerosi aspetti associati all’ansia del bambino. In primo luogo, una scoperta sorprendente rivelò che molti (41,3 %) erano primogeniti. Ma, conformemente alle conclusioni riportate da Werry e Aman (1980), Gittelman (1986) insistette sul fatto che la relazione tra l’ansia e l’ordine di nascita non era stata ben repertoriata negli studi clinici. Particolarità significative nella storia dello sviluppo rappresentavano: il 37,7 % che aveva conosciuto difficoltà alla nascita, dalla nascita prematura (17,2 %) e dalle complicazioni di nascita (6,8 %) fino al parto cesareo (13,7 %). Il 41,3 % delle madri aveva avuto il proprio legame affettivo differito. Circa il 41,3 % dei bambini aveva avuto una cura di sostituzione durante i propri primissimi anni.
La maggior parte dei bambini presentava una lateralizzazione nonché uno sviluppo del linguaggio e della motricità normali, ma il 20,6 % era iperattivo. Molti avevano conosciuto problemi di sviluppo quali: paure (55,1 %), mancanza di sicurezza (51,7 %) e tendenza al ripiegamento su di sé (48,2 %). Le difficoltà familiari comportavano il 37,5 % di genitori divorziati, il cui effetto perturbatore è ampiamente riconosciuto (King e Kleemeier, 1983). Nei focolari intatti, si notava un’iper-protezione da parte del 68,9 % delle madri, mentre problemi padre-bambino erano riportati dal 62 % dei padri. Dato che i bambini in periodo di latenza sono particolarmente chiusi verso il genitore dello stesso sesso (Greenspoon, 1981), il senso di sicurezza del bambino sarà ridotto in misura corrispondente in caso di conflitto eccessivo. Relazioni stressanti con i fratelli erano riportate dal 55,1 % dei bambini.
Risultati scolastici al di sotto delle possibilità, dovuti a difficoltà di apprendimento quali lettura, scrittura e problemi di percezione, erano riportati dal 44,8 % dei bambini. Gli interventi precedenti rappresentavano corsi di recupero per il 41,3 %, una terapia occupazionale per il 22,2 % e corsi di perfezionamento in lettura per il 20,6 %.
Sebbene probabilmente influenzate dalla soggettività della madre e limitate dall’assenza di informazioni sul capitale emotivo del bambino, le caratteristiche cliniche confermarono che le difficoltà di sviluppo erano ripartite equamente tra i tre gruppi.
Un’indagine audiometrica confermò l’equivalenza di ascolto dei gruppi prima del trattamento. Solo tre punteggi tra i 66 possibili al Test d’Ascolto dei bambini differirono significativamente: il Gruppo 1 segnò più punti del Gruppo 3 su una frequenza (8000 Hz, orecchio sinistro, conduzione aerea) e più del Gruppo 2 (1500 Hz, orecchio sinistro, conduzione ossea). Il Gruppo 2 registrò più chiusure di selettività su una frequenza (2000 Hz, orecchio destro) degli altri due gruppi.
Il Test d’Ascolto delle madri rivelò solo due differenze inter-gruppi significative: le madri del Gruppo 1 realizzarono punteggi di acutezza più alti del Gruppo 3 su una frequenza (250 Hz, orecchio sinistro, conduzione aerea) e il Gruppo 2 fece un punteggio superiore su una frequenza (750 Hz, orecchio sinistro, conduzione aerea). L’equivalenza di gruppo prima del trattamento era pertanto confermata per tutte le variabili.
Tabella 2. Punteggi medi del Test e del Re-test, ottenuti al CAS e allo STAIC dai Gruppi 1, 2 e 3.
| Strumento | Test M | Test DS | Re-test M | Re-test DS | Significatività* |
|---|---|---|---|---|---|
| Gruppo 1 — CAS | 9,6 | 4,5 | 7,6 | 3,1 | 0,027 ** |
| STAIC (Tratto d’A.) | 42,8 | 6,8 | 32,9 | 7,3 | 0,001 ** |
| STAIC (Stato d’A.) | 32,8 | 7,5 | 27,6 | 6,5 | 0,011 ** |
| Gruppo 2 — CAS | 11 | 3,9 | 11,3 | 8,01 | – |
| STAIC (Tratto d’A.) | 41,2 | 6,8 | 37,1 | 6,8 | 0,017 ** |
| STAIC (Stato d’A.) | 30,7 | 5,3 | 28,1 | 4,9 | 0,242 |
| Gruppo 3 — CAS | 8,4 | 4,5 | 7,7 | 5,5 | 0,523 |
| STAIC (Tratto d’A.) | 37,2 | 9,3 | 37,6 | 7,3 | 0,762 |
| STAIC (Stato d’A.) | 31,3 | 6,2 | 30 | 5,4 | 0,562 |
* Prova di significatività bilaterale — ** Soglia di significatività: 0,5
4.5 Risultati dei programmi terapeutici
Il programma per computer SAS (1985) fu utilizzato, in primo luogo, per calcolare un’analisi della varianza nella determinazione dell’equivalenza di gruppo prima del trattamento. Quando si trovarono differenze, il test di Tukey fu utilizzato per determinare dove queste differenze inter-gruppi erano localizzate. In secondo luogo, le differenze intra-gruppi, tra test e re-test, furono valutate per mezzo del test t per gruppi in competizione. Le differenze intra-gruppi furono sottoposte al test di Tukey al fine di determinare come confrontarle tra gruppi. Un questionario di follow-up materno e la competenza del terapeuta furono analizzati non parametricamente.
Riduzione dell’ansia. Le conclusioni sono riportate nella Tabella 2. Dalla Tabella 2 appare evidente che una riduzione statisticamente significativa dell’ansia è stata ottenuta dal Gruppo 1, sia al CAS sia allo STAIC, dal Gruppo 2 sul tratto d’ansia soltanto, e nessuna riduzione d’ansia fu evidente nel Gruppo 3. Così il principale obiettivo del programma APP era stato raggiunto con il Gruppo 1, mentre il programma di terapia alternativa aveva avuto un minore impatto.
Funzionamento della personalità migliorato. Il Gruppo 1 operò quattro cambiamenti statisticamente significativi in una direzione positiva. Conformemente alle norme (Du Toit & Madge, 1981), divenne veramente flemmatico (punteggio medio: 2,8 al fattore D), sottomesso (punteggio medio: 2,1 al fattore E), più chiuso fino a «ingenuo» (punteggio medio: 3,7 al fattore N) e placido (punteggio medio: 2,7 al fattore G). I risultati indicavano una relazione madre-bambino migliorata e una calma aumentata, confermando le ipotesi di Tomatis sugli effetti di una stimolazione con l’aiuto della voce materna filtrata.
Il Gruppo 2 fece un punteggio significativamente più basso al fattore O, confermando così la diminuzione del tratto d’ansia allo STAIC. Nessun cambiamento in rapporto con le attese del trattamento ebbe luogo nel Gruppo 3.
Funzionamento cognitivo migliorato. Il rinnovo del test tre mesi dopo la fine del programma indicò cinque cambiamenti intra-gruppi statisticamente significativi nei Gruppi 1 e 2. Per il Gruppo 1, Vocabolario, Esecuzione di Disegno e QI non verbale aumentarono significativamente. Per il Gruppo 2, Esecuzione di Disegno e QI non verbale aumentarono significativamente. Nessun cambiamento apparve nel Gruppo 3.
Un effetto generale di pratica non può essere la sola spiegazione di questi progressi, né del cambiamento che ha avuto luogo solo nei Gruppi 1 e 2. Si poteva pertanto concludere che entrambi i gruppi avevano tratto un beneficio dai programmi, poiché avevano migliorato il proprio orientamento visivo e la propria capacità di pensare logicamente (punteggi aumentati all’Esecuzione di Disegno). Inoltre il Gruppo 1 manifestò un accrescimento delle capacità di apprendimento e della ricchezza di ideazione (punteggi aumentati al Vocabolario), forse come conseguenza della stimolazione attraverso la musica e il linguaggio.
Le curve del Test d’Ascolto, test e re-test, sono mostrate nelle Figure 1 e 2. Sono rappresentate le curve di orecchio sinistro e destro dei bambini e delle madri del Gruppo 1, e solo le curve di orecchio destro per i Gruppi 2 e 3, poiché il funzionamento dell’orecchio destro è il più importante in APP.
Figura 1: medie di acutezza, pre e post-trattamento, in conduzione aerea e ossea al Test d’Ascolto per i Gruppi 1, 2 e 3 — BAMBINI.
Come mostra la Figura 1, il Test d’Ascolto dei bambini indica progressi significativi nei punteggi di acutezza su cinque frequenze e uno spostamento significativo della lateralità uditiva verso l’orecchio destro nel Gruppo 1. Sono stati ottenuti guadagni nella direzione annunciata da Tomatis, in particolare un aumento della capacità di distinguere le frequenze più elevate dello spettro sonoro, che indica una ricettività accresciuta nel senso della comunicazione e spiega forse l’aumento della sottomissione al CPQ.
Due differenze inter-gruppi erano significative. Il Gruppo 1 realizzò punteggi di acutezza più elevati del Gruppo 3 in conduzione aerea, orecchio destro, a 8000 Hz, e in conduzione ossea, orecchio destro, a 4000 Hz, superando anche il Gruppo 2 significativamente su questa frequenza.
Figura 2: medie di acutezza, pre e post-trattamento, in conduzione aerea e ossea al Test d’Ascolto per i Gruppi 1, 2 e 3 — MADRI.
Come mostra la Figura 2, la valutazione dopo il trattamento indicava che le madri del Gruppo 1 avevano i propri punteggi di acutezza significativamente migliorati, il che implica una percezione accresciuta degli stimoli uditivi, per 23 frequenze in conduzione aerea e ossea, particolarmente nella zona delle frequenze acute. I guadagni dopo il trattamento comportavano curve ascendenti corrispondenti alla curva audiometrica ideale dell’«orecchio musicale» descritta da Tomatis. I guadagni nella percezione delle frequenze elevate indicavano una volontà d’ascolto aumentata, che spiega forse l’accrescimento dell’investimento affettivo materno al FAD. Nel Gruppo 2, sono apparsi solo tre progressi significativi nei punteggi di acutezza e uno solo nel Gruppo 3. Con 13 differenze inter-gruppi significative, il Gruppo 1 realizzava regolarmente punteggi di acutezza uditiva più alti dei Gruppi 2 e 3.
Questionario di follow-up materno. I risultati di un follow-up a tre mesi indicarono progressi costanti. La maggior parte delle madri (88 %) trovava che il proprio funzionamento fosse migliore o molto migliore, mentre il 94 % osservava che il proprio bambino funzionava meglio o molto meglio. Il gruppo intero riferì una comprensione e una gestione del problema del bambino migliori o molto migliori. I problemi rimanenti comprendevano l’iper-protezione, nel 26 % delle madri, nonché la paura (nel 21 %) di effetti negativi del dover lasciare più libertà al proprio bambino. Significativamente, la maggior parte delle madri del Gruppo 1 segnalò guadagni del bambino sul piano della comunicazione.
Osservazioni del terapeuta. Per rendere più esplicite le implicazioni dei risultati, osservazioni sui bambini del Gruppo 1 erano state brevemente annotate. I bambini diventavano sempre più entusiasti, particolarmente durante la fase di voce materna filtrata. La loquacità, la gentilezza, il riso più intenso e la considerazione delle consegne genitoriali erano marcati. Durante la fase di parto sonoro musicale, una bambina regredì in qualche modo con un linguaggio infantile e succhiandosi il pollice, ma nell’arco di qualche giorno ritrovò il comportamento corrispondente alla propria età. Alla fase di stimolazione audio-vocale i bambini diventavano sempre più ingegnosi; per esempio, giocavano in modo più costruttivo tra bambini della stessa età, raggiungevano gli altri e si cimentavano in nuove attività, come il jogging.
Competenza del terapeuta. Il fatto di aver ripartito i bambini in gruppi diretti da un terapeuta per ciascun programma fece apparire che il gruppo diretto dal terapeuta 1 era diventato significativamente più estroverso, audace e padrone di sé. Le madri di questi bambini fecero significativamente più progressi in risoluzione di problemi, in reattività affettiva e in funzionamento generale. Il gruppo APP del terapeuta 2 divenne significativamente più «freddo». Per il gruppo PTA apparve una sola differenza significativa: il gruppo diretto dal terapeuta 2 divenne significativamente più calmo.
4.6 Conclusioni
I nostri risultati hanno convalidato le premesse di base dell’APP in diverse dimensioni: la stimolazione uditiva secondo la modalità prescritta ha condotto alla riduzione dell’ansia, a un raffinamento cognitivo, a un migliore ascolto nelle madri e nei bambini, a una comunicazione madre-bambino valorizzata, a un coinvolgimento affettivo aumentato e a un chiarimento del ruolo della madre. Dato che l’interazione verbale tra terapeuti e pazienti era la stessa attraverso entrambi i metodi, è apparso che l’agente specificamente responsabile dei cambiamenti nel Gruppo 1 poteva essere la voce materna filtrata, agente verosimilmente nella riduzione dell’ansia e come mezzo per favorire la comunicazione. L’effetto dell’ascolto di musica filtrata ha anche prodotto cambiamenti nelle curve di ascolto delle madri, e ha aumentato la propensione delle madri a comunicare. Segni di miglioramento del comportamento corrispondente all’età, quali l’aumento della buona volontà di ascoltare e di obbedire alle consegne genitoriali, nonché segni accresciuti di indipendenza e di fiducia in sé, erano clinicamente significativi.
I risultati estendevano al bambino in periodo di latenza l’effetto di riduzione d’ansia per stimolazione uditiva dimostrato nell’adulto (Van Jaarsveld & Du Plessis, 1988). Tuttavia, il significato dei risultati può essere limitato da carenze di progettazione. In primo luogo, l’APP era confrontata con un programma di terapia alternativa che non aveva un percorso di ricerca adeguato registrato per tutte le sue componenti. In secondo luogo, l’obiettività della valutazione era limitata a causa dell’assenza di una lista di verifica del comportamento del bambino standardizzata (p. es. Quay & Peterson, 1983) e di misure fisiologiche appropriate come quelle utilizzate da Zaichkovsky e Zaichkovsky (1984), di una classificazione di comportamenti inadeguata e indipendente e di un intervallo di tempo limitato per il follow-up. Fortunatamente, queste carenze di progettazione saranno superate negli studi futuri a campioni più ampi.
Nondimeno, i risultati sono a favore di un nuovo approccio a breve termine per la riduzione dell’ansia, basato sul training uditivo con l’Orecchio Elettronico. Esso è applicabile a gruppi e per questo fatto di un costo ragionevole, il che è importante in un’epoca dalle risorse terapeutiche limitate e con un aumento dello stress e dell’ansia nel bambino (Du Plessis & Van Jaarsveld, 1988).
5. Discussione
I 10 studi discussi in questa rassegna comprendono studi statistici, studi di follow-up e uno studio di caso che utilizzano come soggetti: bambini, studenti e adulti. Gli aspetti esaminati comprendono: la lateralità, la balbuzie, il ritardo mentale, l’ansia e la depressione. Questi studi fanno emergere risultati positivi anche laddove sono stati applicati criteri e precauzioni metodologici rigorosi. È stata stabilita l’evidenza che non solo studentesse e scolari ansiosi ma anche studentesse non ansiose e ben equilibrate possono essere stimolati dal training APP per ottenere un miglioramento significativo del funzionamento della loro personalità.
La riattivazione dell’«ascolto» (definito da Tomatis) apporta, secondo la teoria APP, un contributo maggiore a questo miglioramento. Ascolto significa differenziazione e integrazione di sensazioni in percezioni, vale a dire l’attribuzione di un senso a esperienze sensoriali a prima vista grezze e indefinite. L’ascolto necessita la mobilitazione della consapevolezza del sé; esso è per Tomatis indispensabile per giungere all’attualizzazione di sé. La chiave del processo di ascolto, secondo Tomatis, è la motivazione, il desiderio di comunicare, che trae origine «in utero». È il desiderio di unirsi con la madre e, più tardi, di integrare il padre che funge da incitatore ad attribuire un significato alle esperienze sensoriali grezze e indefinite dell’udito. Per implicazione Tomatis collega dunque la qualità del processo uditivo neuropsicologico alla qualità di differenziazione e di integrazione da parte del bambino dei suoi primi modelli di apprendimento, la madre e il padre. L’orecchio destro, l’orecchio direttore, è designato a eseguire la maggior parte delle funzioni di controllo dell’ascolto e del linguaggio preciso. La madre è percepita a «sinistra» e il padre a «destra». (In termini di processi neuropsicologici la «sinistra» implica l’emisfero destro e la «destra» implica l’emisfero sinistro.)
Le ricerche di Wissing all’Università di Potchefstroom (Wissing, 1978; Wissing e Guse, 1990; Wissing & Bothma, 1991; Wissing & Sander, 1991; Wissing, 1991) sull’asimmetria funzionale emisferica (AFE) gettano una luce su questi complessi processi neuropsicologici. Ella descrive le vie secondo cui gli emisferi sono distinti oppure cooperano nel trattamento dell’informazione per mezzo dei concetti di differenziazione e di integrazione. La differenziazione si riferisce alla specializzazione degli emisferi come la esprime l’asimmetria funzionale emisferica (AFE), mentre l’integrazione si riferisce alla cooperazione tra gli emisferi. Lo schema differenziato della specializzazione emisferica è ben noto. È generalmente stabilito che l’emisfero sinistro fa da intermediario per la maggior parte degli aspetti della ricezione del linguaggio e della sua espressione, allo stesso modo in cui l’emisfero destro fa da intermediario per la maggior parte degli aspetti delle esperienze e dell’espressione emozionali. Wissing (1991: 12) nota anche che:
«sebbene l’emisfero destro sia superiore o abbia il meta controllo del processo emozionale, entrambi gli emisferi sono capaci di trattare l’informazione emozionale, essendo l’emisfero destro associato piuttosto all’affetto negativo, e l’emisfero sinistro all’affetto positivo.»
Inoltre, i processi di differenziazione sembrano essere più fortemente associati all’emisfero sinistro, mentre l’emisfero destro è particolarmente competente per i processi integratori. Per l’esperienza di significato (ascolto), tuttavia, è richiesto il funzionamento complementare dei due emisferi, similmente alla necessità di integrazione di entrambi i genitori nella psiche del bambino sano.
Discutendo l’ipotesi dell’equilibrio e della salute, Wissing (1991) dichiara che i complessi processi e funzioni di analisi e di sintesi, di differenziazione e di integrazione, di ragione e di immaginario nonché di verbalizzazione sono in armonia e si sviluppano in modo equilibrato nell’individuo sano e ben integrato, mentre in condizioni di deterioramento essi possono essere discordanti. L’inibizione, la repressione o ancora ritardi di maturazione dello sviluppo nervoso possono intervenire sull’integrazione dell’informazione tra gli emisferi, e condurre a un certo grado di disconnessione funzionale. Secondo Cox & Theilgaard (in Wissing, 1991), ciò implica che se l’emisfero sinistro, con la sua propria attitudine a spiegare il linguaggio, è disconnesso dall’emisfero destro, la persona non può auto-articolare con se stessa i contenuti carichi o le esperienze non razionali, immaginali ed emozionali, associati principalmente ai processi dell’emisfero destro. Ciò implica che la persona è ignara di questi contenuti e incapace di sviluppare una chiara perspicacia nei confronti del proprio comportamento. La teoria APP insiste sul fatto che una comunicazione perturbatrice tra genitore e bambino comporta blocchi psichici, perturbando i processi di integrazione tra i due emisferi e, dunque, «l’ascolto». Questi blocchi, che possono essere identificati sul Test d’Ascolto, impediscono la connessione con i determinanti centrali dell’efficacia funzionale.
Dunque sembra esserci qui una relazione tra il funzionamento neuropsicologico e il funzionamento della personalità. Questa ipotesi è stata esplorata in profondità da Wissing e dai suoi collaboratori (Wissing & Guse, 1990; Wissing & Sander, 1991; Wissing & Bothma, 1991; Wissing, 1991), ed essi hanno trovato le indicazioni di una relazione tra le qualità del funzionamento della personalità da un lato e le qualità del funzionamento neuropsicologico dall’altro.
Da queste conclusioni si può argomentare che il training APP, attraverso il quale vi è un richiamo simultaneo dei processi verbali dell’emisfero sinistro e dei processi immaginali, olistici e intuitivi dell’emisfero destro, conduce al miglioramento del funzionamento neuropsicologico così come al miglioramento del funzionamento della personalità. Ciò spiega anche perché «l’ascolto», come lo definisce e lo sottolinea Tomatis, sia di una tale importanza nel training APP. Infine, ciò getta una nuova luce sull’interpretazione che dà Tomatis del Test d’Ascolto, e apre nuove vie alla ricerca.
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Ringraziamenti
L’istituzione e il funzionamento continuativo del centro di APP all’Università di Potchefstroom/CHE sono stati resi possibili grazie alla mediazione di:
- Prof. H.J.J. Bingle, Rettore e attualmente Cancelliere;
- Prof. T.A. van Dyk, Capo del Dipartimento di Psicologia, in seguito Pro-rettore;
- Prof. L.A. Gouws, Preside della Facoltà di Lettere e di Filosofia;
- Dr. A.J. van der Walt, Capo dei Servizi di Elettronica;
- Dr. W.F. Du Plessis e l’insieme del personale devoto dell’Istituto di Psicoterapia e Assistenza.
Al Prof. Alfred Ange Tomatis, membro onorario del Dipartimento di Psicologia, e alla Sig.ra Léna Tomatis, siamo grandemente debitori per il loro contributo.
Fonte: Pieter E. Van Jaarsveld, «Ventuno anni di audio-psico-fonologia in Sudafrica» (Istituto di Psicoterapia e Assistenza, Università di Potchefstroom), traduzione di Christian-Paul Delmas. Trascrizione dal facsimile.