Il mito Tomatis
Il mito Tomatis — M. Gomez e S. Tomkiewicz
Articolo critico firmato da M. Gomez e S. Tomkiewicz, apparso sulla rivista « Neuropsychiatrie de l’enfance et de l’adolescence » (pagine 681-689, verso il 1980). Gli autori — provenienti dalla psichiatria dell’infanzia, essendo S. Tomkiewicz una figura del settore — vi propongono una lettura francamente scettica dell’audio-psico-fonologia: descrivono il metodo di Alfred Tomatis come un sistema di pensiero para-religioso e messianico piuttosto che come un sapere scientifico, e analizzano le molle del « mito » che ne assicura il successo. Pezzo versato al dossier per ragioni di equilibrio documentario.
Il mito Tomatis
M. Gomez e S. Tomkiewicz
Riassunto
A partire da un semplice metodo di rieducazione della voce, l’audio-psico-fonologia, Tomatis (otorinolaringoiatra) ha messo a punto uno strumento terapeutico che pretende di farsi carico di un numero crescente di quadri patologici, dalle affezioni fisiche fino alle malattie mentali. Mostriamo come i presupposti scientifici e ideologici che sostengono la sua concezione della psicopatologia, basati sull’intuizione e sul pensiero magico, non possano costituire un modello teorico coerente. Postuliamo che il successo di Tomatis derivi dal fatto che egli si presenta come l’uomo provvidenziale capace di realizzare guarigioni miracolose.
Il mito Tomatis (riassunto inglese)
The Tomatis’ myth. — From a simple method of reeducation of the voice, the audio-psycho-phonology, Tomatis (ENT) developed a therapeutic instrument claiming to tackle an increasing number of pathological pictures from physical ailments to mental illnesses. We show how the scientific and ideological presuppositions which underlie his conception of psychopathology, based on intuition and magical thought, cannot constitute a coherent theoretical model. We assume that Tomatis’s success results from the fact that he presents himself as the providential man, capable of achieving miraculous cures.
Parole chiave: Voce - Rieducazione.
« In principio c’era l’orecchio ». Così potrebbe intitolarsi il periplo di A. Tomatis, al termine del quale l’organo dell’udito raggiunge una dimensione assoluta e diventa un riferimento ultimo, una sorta di incarnazione moderna dell’anima. Questo autore descrive l’orecchio come la sede della coscienza, fino a evocare i « desideri percettivi della coclea » [15, p. 59]. Per lui, l’ascolto fonda il genere umano permettendo l’accesso alla verticalità, e la pelle stessa non è che « un pezzo di orecchio differenziato » [13, p. 163] che assicura la continuità tra l’orecchio e il resto del corpo. Giunto alla convinzione che il destino dell’uomo sia legato alla sua evoluzione uditiva, ha messo a punto un metodo, l’audio-psico-fonologia, che pretende di farsi carico di un numero crescente di quadri patologici, dalle affezioni fisiche fino alle malattie mentali. Dopo un breve richiamo storico e l’esposizione dei principi del metodo, cercheremo di comprendere ciò che fa il successo di Tomatis attraverso l’analisi del suo discorso.
Otorinolaringoiatra specializzato nelle sordità professionali, Tomatis avvia le sue ricerche nel 1945 presso gli operai degli arsenali. Nota che una perturbazione dell’udito si accompagna comunemente a disturbi vocali. Ritrova la stessa correlazione in alcuni cantanti, ne conclude che costoro si rovinano l’orecchio cantando, e propone una spiegazione che diventerà l’« effetto Tomatis », depositato nel 1947 presso l’Accademia di Medicina da Maublanc e Husson [13, p. 107]: « La voce non contiene che ciò che l’orecchio ode » [13, p. 52]. Questo « Effetto » sarà anche « depositato » presso l’Accademia delle Scienze da Monnier e Husson (ibid.).
Avendo constatato che mascherando l’orecchio destro dei cantanti provoca un appesantimento del timbro, una destrutturazione del ritmo del canto e un principio di balbuzie, ne deduce che l’orecchio destro è direttore; dimostra così che la balbuzie è la conseguenza di un ascolto lateralizzato a sinistra, e crea nel 1954 la « bascula » o « orecchio elettronico », regolato per condizionare il soggetto ad ascoltare a destra. Grazie a questa invenzione, « in capo a un mese, il soggetto emette ore di vocalità progressiva » [3, n° 1], i « tic lateralizzati progrediscono nell’orecchio, lingue straniere possono essere apprese! Il metodo si fa allora carico del dislessico, e si assiste all’eclosione di questa nuova formula »: « Si legge a colpi di… orecchio » [10].
Spesso i lavori sull’udito intrauterino mostrano che l’udito è un condizionamento vocale,
che è fin dallo stadio in cui Tomatis realizza tramite l’ascolto. All’audio-psico-fonologia come « uno strumento terapeutico che pretende di farsi carico di un numero crescente di quadri patologici, dalle affezioni fisiche fino alle malattie mentali », e si propone di operare la rieducazione a partire dagli ultimi progressi della voce materna.
Poi le ricerche prendono un orientamento nuovo: gli stati psicopatologici (la dislessia, la balbuzie e il mancinismo) sono attribuiti a un ritardo della madre che si ripercuote sul bambino. La lateralizzazione a sinistra lo sarebbe: è lo psichico e il patologico che vengono varcati. Tutti i disturbi sono in un certo modo l’espressione di un cattivo ascolto [13, p. 224].
I problemi psicologici sono colti come le sequele di una deviazione nell’evoluzione uditiva ideale che conduce dall’universo materno all’incontro con il padre. In quest’ottica, la psicosi è legata a un processo di ricondizionamento al termine del quale il soggetto dovrebbe accedere all’equilibrio psichico, tramite un ascolto ideale.
La rappresentazione del mondo di A. Tomatis
Nel sistema che per Tomatis presiede al destino umano, ascolto e linguaggio sono visti come due tappe di una stessa evoluzione che conduce l’essere dalla sua animalità primigenia all’umanizzazione, e l’ascolto è la percezione privilegiata attraverso la quale si opera « il clivaggio dell’umano nell’uomo » collegando quest’ultimo al cosmo.
L’inconscio
A questo ascolto collegato al cosmo, vettore di un’elevazione spirituale, si oppone un altro ascolto che si rivolge ai desideri dell’uomo, all’animale che è in lui. Questo clivaggio definisce due strutture: l’« Io », attraverso il quale la coscienza si manifesta, e il « Me », o « Ego »: prodotto di un inconscio cui l’uomo obbedisce come al padrone del suo destino, rifiutando di riconoscere la propria dipendenza nei confronti dell’ordine superiore che ha generato: « Allo stesso modo potremmo ricordare che esistono due maniere di udire ». L’una fa appello alla coscienza ed evoca quell’orecchio che sa percepire nel silenzio e nella calma serena del pensiero colto nel suo sonno ai confini di una comunicazione intangibile con la materia ridotta al suo estremo limite. Lo stesso orecchio perviene al linguaggio della materialità, ultimo legame con l’agglomerato di energie che essa rappresenta. L’altro resta collegato direttamente all’inconscio e alla vita vegetativa dell’Ego » [14, p. 49].
L’inconscio è una funzione parassitaria, un
mito che si interpone tra l’uomo e la verità del cosmico verso cui tende la coscienza.
Nascita della patologia
In quest’ottica, la patologia risulta da una rottura dell’inconscio sulla coscienza. Il corpo umano è infatti un’armonia funzionale. Quando vi è deviazione morbosa in seno a questa armonia, tutto avviene come se esistessero discordanze di fondo che lasciano elaborare marasmi patologici. L’uomo si costruisce a partire da una sorgente che gli diventa un punto d’ancoraggio: « Nato sul bordo-bordo della madre, confinato nell’universo vissuto del patologico » [11, p. 83 e 84]. La patologia si imparenta con un universo di turpitudini, con una regressione ai piaceri condannabili dei sensi, mentre l’inconscio è assimilato al peccato. Queste deviazioni dal processo ideale possono essere introdotte fin dallo stadio fetale, in occasione di una perversione della relazione madre/figlio che non è altro che la manifestazione di un primo rapporto madre/figlio viziato: « La madre albero della vita giunge a divenire, per il gioco della creatività che si attribuisce, l’albero della conoscenza, e il frutto che porta il suo frutto. Eccola dunque, l’iniziale delizia » [11, p. 112].
La costruzione di Tomatis si appoggia su una fantasia di madre-generatrice onnipotente e fondamentalmente malefica, da cui il bambino non potrà essere liberato che attraverso l’ingresso in scena salvifico del padre: « Essa, che doveva compiere silenziosamente il suo atto di maternità serenamente è madre per essenza malefica, si trova a divenire attraverso questa gravidanza la sua individualità che vive con il suo feto un episodio isolato, in seno a un gruppo che li esclude. Eccolo dunque il primo letto in cui madre e figlio coesistono incestuosamente » [11, p. 113]. « È in quel momento che si trova evinto il padre solare » (ibid. p. 114).
La sessualità adulta conserverà sempre l’impronta sul feto, e l’accoppiamento sigillerà il ritrovamento tra questi due partner. « Non è nemmeno vietato pensare che il bambino — non tanto il feto — si trovi fin dal concepimento e animandosi della ricerca disperata di ridivenire il figlio di sua madre, nell’accoppiamento di sua moglie, mentre questa desidera inconsciamente il desiderio di essere la madre di questo partner divenuto improvvisamente e momentaneamente il feto che si addormenta tra le braccia della Mater onnipotente che dà la vita » [ibid. p. 148].
Attraverso questi estratti, l’uomo appare scisso in due dalle forze che si affrontano in lui. L’una è la « spinta trascendente », che si impossessa di lui fin dal suo concepimento ed è immanente al suo Divenire; è l’apertura sulla dimensione cosmica per il tramite della coscienza.
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L’altra è una volontà perniciosa che si insinua in lui sotto la forma dell’inconscio, manifestazione patologica dei sensi in quanto vuole udire soltanto il godimento legato all’effetto dell’inscrizione dei piaceri riprovevoli. Siamo lontani dalla teoria freudiana. Eppure Tomatis chiama le teorie psicoanalitiche in soccorso del suo sistema manicheo che tenta di conciliarle con quelle della trascendenza. Esse gli forniscono l’occasione di edificare affreschi poetici, che rendono conto del funzionamento psichico in modo tanto poco rigoroso quanto l’onnipresente, onnipotente e quasi magica legittimazione « Perché no? »
Effettivamente, a partire da lì, tutto è possibile, e alcune nozioni disparate, prese in prestito qua e là, permetteranno all’autore di confezionare a poco prezzo lo scenario della condizione umana: prendendo per tutto il corso della sua esposizione i modelli psicoanalitici alla lettera, coscienziosamente, si applica a ritrovare nella realtà gli attori del dramma edipico: il padre, talvolta « la madre », muovendosi nell’« orbe materno » l’Edipo »; la madre possessiva per essenza, la tisica « Sfinge » [11, p. 115]. Tomatis gioca dunque l’eredità psicoanalitica a gran rinforzo di idee, che maneggia come gadget. Questa digestione tranquillizzante delle teorie freudiane, lacaniane, ecc. approda a una caricatura dell’uomo, marionetta agitata dai sussulti derisori di una sensualità esacerbata. Il malato è il prodotto dell’equazione: padre evinto + madre possessiva. Riducendo così i meccanismi psichici a operazioni algebriche ci si può assicurare una parvenza di padronanza su fenomeni mal spiegati, proteggersi da quella follia che si teme.
Udito e psicopatologia
Per Tomatis, la funzione uditiva si presenta come un bilanciere che, infeudandosi negli uni o nell’altro, può far basculare il soggetto dalla salute verso la patologia. « L’ascolto è solidale con la psicologia, ma non è la psicologia. Paradossalmente le loro direzioni variano in rapporto inverso: vi sono tanto meno problemi di psicologia quanto più l’ascolto è grande; e in assoluto, là dove c’è ascolto, non c’è psicologia; al contrario, quanto più sfugge la funzione di ascolto, tanto più si instaurano e si rinvigoriscono i meccanismi dell’inconscio, sorgente inesauribile della scienza psicologica » [14, p. 167].
Attraverso le tappe successive del linguaggio, Tomatis ha studiato le falle della comunicazione che, a diversi livelli, permettono l’eclosione della
Fase fonica
Il primo linguaggio è all’indirizzo della madre, e prolunga il dialogo avviato con lei durante il periodo di gestazione. « Il primo linguaggio creato all’intenzione della madre non rappresenta più per lei che quell’alimento al balbettio che dà nascita a una risonanza cocleare, mentre è assicurato dalla traduzione fonica della comunicazione intra-madre » [11, p. 57].
Fase sillabica
Una nuova fase è introdotta dal « balbettio », e vede manifestarsi un abbozzo di simmetria riorientativa; è tra i nervi ricorrenti (nei quali circola l’influsso nervoso in direzione della laringe) una differenza di struttura a vantaggio del nervo sinistro. Secondo l’autore, questa differenza si ripercuote sulle velocità di conduzione dell’influsso, che perviene al primo motore della laringe destra: l’orecchio destro, grazie al circuito di auto-ascolto più corto alla laringe, è tanto meglio informato. È per questo che bisogna abituarsi a parlare e ad ascoltare a destra (sulla critica teorica di questa argomentazione, vedi [4], p. 90). « La lateralità è anche corticale, poiché i due emisferi sono anatomicamente asimmetrici sul piano viscerale, ed è essa che imprimerà una dissimmetria corticale all’apparizione del linguaggio » [11, p. 91].
A partire da questa interpretazione, Tomatis crede di ritrovare le manifestazioni dell’onnipotenza della lateralizzazione attraverso le inflessioni del linguaggio umano: a seconda che la prima o la seconda sillaba di una parola sia accentuata. La dominanza si stabilirà a destra o a sinistra. « I « mama » e « papa » che pronunciamo in modo sillabicamente identico sono altrimenti eloquenti dal punto di vista sessuale. In effetti, il suo « mama » sarà « ma-ma » o « ma-ma », e il suo « papa » sarà « pa-pa » o « pa-pa » a seconda che descriva un’accentuazione espressiva destra o sinistra a voce dominante » [11, p. 91]. In funzione di quali imperativi il bambino si decide a utilizzare una via piuttosto che l’altra per lateralizzarsi? È qui che Tomatis fa intervenire la dinamica paterna, e pone le basi delle sue teorie psicopatologiche.
Fase linguistica
Il linguaggio della fase sillabica dovrà trasformarsi per raggiungere l’altro, dotarlo del potere del linguaggio socializzato. Il bambino comunica dapprima con sua madre, e ciò fin da prima della nascita.
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l’ascolto. Quando la madre introdurrà nell’embrione la nozione che deve renderla, determinerà una crisi che si farà sentire dal bambino stesso: è ciò che accade quando la madre introduce nell’embrione la nozione che deve renderla [13, p. 224 e 225].
Vediamo attraverso questi estratti come Tomatis estorca una combinazione permanente tra i due fenomeni che descrive. In un primo tempo, riduce i problemi psicologici a problemi di « comunicazione », termine di cui fa una sorta di contenitore tuttofare della condizione umana: alla base del desiderio di comunicare, si trova un desiderio di essere « in contatto con l’altro » — l’apporto della madre » alla madre » [3, n° 33, dicembre 72]. Poi riduce la comunicazione alla dimensione di un fenomeno puramente fisiologico: l’udito. Psichismo e udito si confondono, e da quel momento basta raddrizzare l’udito… per guarire lo psichismo! In questa prospettiva, i sintomi o le malattie più diverse, originali e cariche di comunicazione non sono più che il taglio nella comunicazione madre/figlio o padre/figlio. Questa concezione del funzionamento psichico si appoggia su un’accumulazione di riferimenti teorici presi in prestito da diversi domini, come se l’autore si preoccupasse più di convincere che di dimostrare. Ecco un esempio di questi ragionamenti: Negus constata brevemente che uova di uccelli canori covate da uccelli non canori danno uccelli canori; André Thomas, in occasione dell’esperimento del « segno dello sguardo », mostra come un bambino di meno di 10 giorni reagisca istintivamente al richiamo di sua madre. Tomatis ne conclude che un « condizionamento audio-vocale è già possibile allo stadio dell’uovo » [3, novembre 72]. Altrove, gli basta avvicinare la balbuzie cronica del bambino, transitoria del bambino, per dichiarare che « il linguaggio dei balbuzienti è la manifestazione di una fissazione infantile di ordine affettivo » [13, p. 167]. Prendendo in prestito anche dalla psicoanalisi, parla delle « tre generazioni necessarie per fare uno schizofrenico » [13, p. 219], o dell’« *avvelenamento di questo « incesto » [13, p. 61], questo « suo « papa » suo « papa » a seconda… » [13, p. 249]. In un altro dominio, si appoggia sull’idea che « in tutte le civiltà i patriarchi sono stati l’eccezione » [3, settembre 72] per giustificare il suo ricorso sistematico alla lateralizzazione destra.
Per Tomatis, la vita ha un senso, una finalità inscritta in partenza nell’organismo, e ogni intervento inopportuno della madre, nelle leggi dello sviluppo psicologico: l’anatomia è fatta in modo che essa debba condurre naturalmente il soggetto a lateralizzarsi a destra, a incontrare il padre. Questa via è la sola che conduca verso una « normalità » avente tutte le apparenze della Salvezza; in mancanza di imboccarla, il feto sarà balbuziente,
dislessico o schizofrenico, fino a che il condizionamento operato dalla cura Tomatis non lo riporti sul « retto » cammino.
La cura
Essendo l’equilibrio psichico proporzionale alle capacità di ascolto del soggetto, Tomatis ha messo a punto un metodo di trattamento basato sul condizionamento uditivo: si tratta di far percorrere al paziente un « cammino sonico ideale » [13, p. 225] che comincia durante il periodo di gestazione e che segue le principali tappe della crescita. La cura si appoggia essenzialmente sulla sensibilizzazione ai suoni acuti e sull’acquisizione di una lateralizzazione uditiva destra.
Le tappe della cura
Fase di memorizzazione intrauterina
Essa mira allo stabilimento di una buona relazione con la madre, creando le condizioni che sono all’origine di questa relazione, cioè ricollocando il paziente in situazione fetale tramite l’ascolto di suoni intrauterini. Tomatis vi intende l’eclosione del desiderio di comunicare.
Le prime sedute consistono nell’ascoltare la voce materna « filtrata » a 8.000 hertz, i suoni situati al di sotto di questa frequenza essendo soppressi. Questa frequenza è stata determinata immergendo 1 microfono e 2 altoparlanti in una bacinella riempita d’acqua… « Fin dall’inizio delle sedute in suoni filtrati, il desiderio di ascoltare si manifesta generalmente in tutto il comportamento del bambino che si risveglia, esige, vuole comunicare, è preso da un immenso desiderio di vivere e di esteriorizzarsi, come se questa memorizzazione sensoriale gli permettesse di ritrovare un passato ancora vergine di tutti i condizionamenti della vita, di tutte le tracce vissute » [10, p. 151].
Parto sonico
Esso consiste in una defiltrazione progressiva della voce materna, da 8.000 a 1.000 hertz. Queste condizioni dovrebbero ricreare il passaggio dell’udito in ambiente liquido all’udito in ambiente aereo. « Grazie all’elettronica, il bambino potrà vivere ciò che in alcune sedute ritornerà cruciale di questa esistenza umana nel corso del collo per il quale avrebbe dovuto nascere al mondo attraverso la sua relazione materna » [10, p. 152].
Fase prelinguistica
Essa corrisponde ai primi due anni di vita, e affronta la lateralizzazione che deve condurre il bambino all’incontro con il padre. Sedute
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di « La relazione materna che precedeva fino ad allora era a senso unico. D’ora in poi, essa si romperà dinanzi al desiderio manifestato dal bambino di entrare in comunicazione con l’esterno », per sottrarsi al dialogo integrato con lui, e nel passaggio dall’unico al processo di socializzazione. In questa prospettiva, questa fase appare come un prolungamento dell’inserimento sociale [13, p. 226].
Fase di sensibilizzazione al linguaggio
Il soggetto ascolta delle sibilanti filtrate, dai fonemi ricchi di frequenze elevate, che ripeterà in seguito nel corso delle sedute attive: « tic - se - le - cette ». La cura si conclude con la ripetizione dei suoni interi: filtrati da 500 a 20.000 hertz, poi con la lettura di testi ad alta voce. « Quando la ripetizione diventa perfetta, si sarà terminata la prima fase; il soggetto sa ormai ascoltare, e come il suo modello resta ciò che si è registrato. » Ora, dal momento in cui il dislessico domanda, si tratterà di suscitare in lui l’eclosione del desiderio.
Per esempio, ascolta come qualcuno che padroneggia completamente i fenomeni di lettura, si attiene quasi allo stadio evocato. Guarire, è giungere « alla positiva uditiva del ben-udito, in chi è riuscito a instaurare una rete relazionale adatta » [13, p. 242].
Secondo Tomatis, i suoni acuti dinamizzano l’individuo, mentre i gravi lo sfiniscono. Ne vuole per prova la distribuzione delle frequenze sulla coclea: la maggior parte delle cellule recettrici è ripartita nella zona dei suoni acuti: 24.000, contro 2 o 3.000 soltanto per i gravi. Questi ultimi, troppo poco numerosi, assorbono più energia di quanta ne apportino. Al contrario, i suoni acuti producono una moltitudine di influssi nervosi che il cortex ripartirebbe in tutti i sensi in vista di una tonificazione generale.
Risultati
Non sarebbe più conforme chiamare « miracoli » i miglioramenti alla rinfusa di cui si sarebbe in pena a trovare una causa clinica. La guarigione si imparenta con una rinascita, vera mutazione totale che assume valore di simbolo: è una sorta di potere di « cambiare pelle », dopo che il paziente ha trattenuto in qualche « flash » parossistico le tappe salienti del suo sviluppo.
Tomatis mira alla fabbricazione di un uomo nuovo, o piuttosto, attraverso la ricostruzione di una razza umana al modello altamente linguistico: a gran rinforzo di superlativi, ci descrive lo stato di beatitudine quasi estatica che attinge dalla cura e ritrova tutto nella gioia e nell’armonia ritrovate. Il bambino che esce da una cura
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resta lontano la voce si segnala da relazioni tra lei e suo figlio si stabiliscono comodamente. Il bambino l’aveva dopo, teoria si era posto un certo numero di cose alle quali essa non era abituata. Madre veneratrice il bambino entra nella luce e si rituffa contro la madre in una postura intrauterina. Poi i primi secondi di incoscienza teorica di una morte a bruciapelo, così si soprappongono in noi, ma proprio noi non attiviamo nemmeno a coglierlo. Alla fine, riaccende la luce, ritorna verso sua madre e un abbottonare s’è le sue ore. Questa condotta essendo simbolica. Era un gioco di auto-rinvio dietro di lui un pezzo che avrebbe dovuto creare le sue tracce — vede, mia-madre dice, si tratta di parto! L’amore non avrei pensato che potesse andare così in fretta… [3, n° 33, dicembre 1972].
Prima esperienza di parto sonico
Tomatis ha filtrato la voce della moglie di un suo amico per riprodurre l’universo acustico intrauterino. Fa venire costui accompagnato dalla sua bambina, per giudicare del risultato:
« Non ci stancavamo di udire quei rumori così fluidi, quella leggerezza sonora che corrispondeva all’informazione acustica percepita dal feto umano. Poi decisi di rivelargli ciò che credevo essere il parto sonico. E
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a un tratto una voce si levò nella stanza. Era la bambina che era all’ascolto, di cui avevamo completamente dimenticato la presenza e che si segnalava alla nostra attenzione in modo degno di uno scenario da film fantastico: “vedo in un tunnel, diceva. Vedo due angeli nel tunnel, due angeli vestiti di bianco!”
Continuai su questo tono, sviluppando un vero sogno a occhi aperti. Bruscamente, la spiegazione si impose: la bambina stava rivivendo la propria nascita. Era come se si trovasse nel canale uterino (il tunnel) e vedesse il medico e l’ostetrica nei loro camici bianchi (i due angeli).
La bambina continuava dunque a raccontarci il periplo che stava percorrendo. In capo a qualche minuto, niente più dubbio: infine esclamò: ora vedo la mamma! Questa volta, non c’era più dubbio possibile […]
Ciò che era accaduto non aveva in realtà nulla di misterioso. Manipolando l’apparecchiatura, avevo dunque appena fatto rivivere alla bambina le condizioni della sua nascita e realizzai così ciò che dovevo più tardi denominare il parto sonico, cioè il passaggio dall’udito liquido (l’ascolto del feto) all’udito aereo (l’ascolto del lattante) » [13, p. 201 a 203].
Allegati
Parto sonico e schizofrenia
Test avviato da Tomatis con un bambino schizofrenico che viene guarito da F. Debré. Nel corso di una prima seduta, gli fa udire la voce materna filtrata a 8.000 hertz: « non volevo ancora veramente parlargli, ma semplicemente fargli udire suoni filtrati, simili alle impressioni acustiche che il feto può avere in ambiente uterino.
Il bambino si è fermato bruscamente di piangere, come all’ascolto, per spegnere la luce. Non sapevamo più che un’ombra si impossessava al debole bagliore delle lampade notturne degli apparecchi. A dire il vero precipitato verso la penombra, si installa sulle mie ginocchia attorno a lui le braccia di questa donna e ha cominciato a stringere il proprio; si può dire che si era ricollocato nel ventre di sua madre. Si ricollocava, ma si trattava ormai di una decina d’anni, sognava dopo di lei come se non la conoscesse più. Il nastro terminato, si è alzato, ha riacceso la seduta si è terminata felicemente.
Otto giorni più tardi ci demmo appuntamento, questa volta per praticare il parto sonico stesso. Al
Il mito Tomatis (riassunto tedesco)
A partire da un semplice metodo per la riabilitazione della voce, l’audio-psico-fonologia, Tomatis (un otorinolaringoiatra) ha sviluppato uno strumento terapeutico che pretende di poter trattare un numero crescente di quadri patologici, dalle malattie fisiche fino alle malattie mentali. Possiamo dimostrare come i presupposti scientifici e ideologici che sono alla base della sua concezione della psicopatologia poggino sull’intuizione e sul pensiero magico e non formino alcun modello teorico coerente. Supponiamo che il successo di Tomatis derivi dal fatto che egli si presenta come l’uomo della provvidenza, capace di operare guarigioni miracolose.
Il mito Tomatis (riassunto spagnolo)
A partire da una semplice tecnica di rieducazione della voce, l’audio-psico-fonologia, Tomatis (otorinolaringoiatra) ha messo a punto uno strumento terapeutico che pretende di farsi carico di un numero crescente di quadri patologici, dalle affezioni fisiche fino alle malattie mentali. Gli autori mostrano come i presupposti scientifici e ideologici sottesi alla sua concezione della psicopatologia, basati sull’intuizione e sul pensiero magico, non possano costituire un modello teorico coerente. Gli autori postulano che il successo di Tomatis derivi dal fatto che egli si presenta come l’uomo provvidenziale capace di realizzare guarigioni miracolose.
Riferimenti
- Barthes R. — Mythologies. Seuil, 1957.
- Canguilhem G. — Une pédagogie de la guérison est-elle possible ? Nouv. Rev. Psychanalyse, 1978, n° 17.
- Gribier A. — Entretiens avec A. Tomatis parus dans la revue Son Magazine (settembre 1972 - giugno 1974).
- Gomez M. — Approche critique de l’audio-psycho-phonologie. Tesi di laurea discussa all’università di Parigi VIII sotto la direzione di S. Tomkiewicz, Parigi, 1979.
- Hochmann J. — Pour une psychiatrie communautaire. Paris, Seuil, 1971.
- Melado P. — L’audio-psycho-phonologie au service des chanteurs et des musiciens. Opuscolo distribuito dall’associazione internazionale di audio-psico-fonologia.
- Pages M. — Le « nouvelle relation : la psychothérapie ». Le Monde, 30 settembre 1979.
- Pontalis J.B. — S. Ferenczi « … sans croire en… ». Nouv. Rev. Psychanalyse, 1978, n° 18.
- Rosolato G. — La scission que porte l’incroyable. Nouv. Rev. Psychanalyse, 1978, n° 18.
- Tomatis A. — Éducation et dyslexie. Paris, ESF, 1978.
- Tomatis A. — La libération d’Œdipe. Paris, ESF, 1975.
- Tomatis A. — Oreille et langage. Paris, Seuil, 1978.
- Tomatis A. — L’oreille et la vie. Paris, Laffont, 1977.
- Tomatis A. — Vers l’écoute humaine, tome I. Paris, ESF, 1974.
- Tomatis A. — Vers l’écoute humaine, tome II. Paris, ESF, 1974.
Oggi: ciò che dice la scienza
L’articolo di Gomez e Tomkiewicz è una carica polemica, scritta verso il 1980, che mira meno a testare il metodo che a smontarne l’armatura ideologica — donde il suo verdetto di « pensiero magico ». Quarantacinque anni più tardi, si può separare ciò che appartiene alla retorica di Tomatis (l’orecchio « sede dell’anima », la madre « malefica », il « padre solare ») da ciò che costituisce affermazioni effettivamente verificabili. Sul primo registro, non c’è nulla da arbitrare: nessuna scienza accorda statuto empirico a questi affreschi metafisici. Ma il testo censisce anche tesi precise — l’orecchio dirige la voce, l’orecchio destro « direttore », l’udito fetale della voce materna, la cura tramite filtraggio sonoro — che, esse, possono essere confrontate con i dati recenti.
L’accoppiamento udito-fonazione è confermato nel suo principio: la produzione vocale dipende da un controllo uditivo permanente (ritorno uditivo), al punto che alterare artificialmente ciò che ci si sente dire perturba immediatamente la parola — è il meccanismo della balbuzie indotta da ritorno differito, noto da lungo tempo. La formula « la voce non contiene che ciò che l’orecchio ode » coglie dunque un’intuizione reale. Per contro, l’« effetto Tomatis » come legge fisiologica brevettata, e soprattutto l’idea che si potrebbe riprogrammare durevolmente la voce o il linguaggio « rieducando » l’ascolto, restano non dimostrati: l’anello audio-fonatorio esiste, ma nulla stabilisce che lo si « corregga » con gli esercizi dell’orecchio elettronico.
La lateralizzazione per il linguaggio è parzialmente confermata, fortemente sfumata. Esiste effettivamente un vantaggio dell’orecchio destro nell’ascolto dicotico, riflesso della dominanza emisferica sinistra per il linguaggio in circa l'80% delle persone — un fatto robusto di neuropsicologia. Ma questo vantaggio è statistico, non universale, e dipende dal livello di analisi linguistica sollecitato: non si tratta di un’« orecchio direttore » che bisognerebbe imporre a tutti. La deduzione di Tomatis — balbuzie, dislessia e perfino schizofrenia causate da un « ascolto lateralizzato a sinistra » che si guarirebbe condizionando il soggetto « a destra » — è contraddetta: né la balbuzie né la dislessia si riducono a un difetto di lateralità uditiva, e far udire qualcuno « a destra » non è un trattamento riconosciuto. Bisogna qui tenere la distinzione che Tomatis confonde permanentemente: ascoltare (atto attenzionale, attivo) non è udire (ricezione sensoriale, passiva); ora la sua cura pretende di agire sull’ascolto manipolando l’udire.
L’udito fetale della voce materna, a lungo tenuto per fantasioso, è oggi confermato — ma in un modo che contraddice la fisiologia inventata da Tomatis. Il feto ode effettivamente la voce di sua madre e la riconosce fin da 33-34 settimane, e l’esposizione prenatale alla parola modula la codifica neuronale dei suoni nel neonato. Tuttavia, l’utero si comporta come un filtro passa-basso: attenua di circa 30 dB le frequenze al di sopra di 600-1000 Hz, e sono le componenti gravi (prosodia, ritmo) a pervenire al feto. Tomatis, invece, filtrava la voce materna « a 8000 hertz » sopprimendo i gravi per « ricreare » l’ambiente intrauterino: ha dunque ricostituito l’inverso dell’ambiente acustico reale. Allo stesso modo, il suo corollario secondo cui i suoni acuti « dinamizzerebbero » e i gravi « sfinirebbero » — argomentato tramite un conteggio approssimativo delle cellule cocleari — non corrisponde ad alcun dato di audiologia.
Resta l’essenziale: la cura guarisce? Qui il verdetto è chiaro e sfavorevole. La revisione sistematica Cochrane sull’allenamento uditivo e le terapie sonore nell’autismo — che include esplicitamente uno studio controllato del metodo Tomatis — conclude all’assenza di prova di efficacia, su studi poco numerosi e di piccola dimensione. Le autorità sanitarie francesi collocano da sempre l’audio-psico-fonologia tra le medicine alternative che non dovrebbero essere promosse, e il metodo è apertamente classificato come pseudoscienza. Alcuni lavori recenti riferiscono miglioramenti in bambini autistici o dislessici, ma soffrono di debolezze metodologiche — campioni ridotti, controlli insufficienti, misure eterogenee — che impediscono di vedervi una dimostrazione; Tomatis stesso rimpiangeva di non aver fornito maggiori prove statistiche. In sintesi, la critica del 1980 mirava giusto nel merito: il valore di un’intuizione di partenza (l’orecchio conta per il linguaggio, la voce materna conta prima della nascita) non è mai stato convertito in prova clinica del dispositivo terapeutico che se ne reclama.
Fonti
- Auditory integration training and other sound therapies for autism spectrum disorders (ASD) — revisione sistematica Cochrane (PubMed)
- Alfred Tomatis — statuto scientifico e classificazione del metodo (Wikipedia)
- The right ear advantage revisited: speech lateralisation in dichotic listening (PubMed)
- Neurophysiological Evaluation of Right-Ear Advantage During Dichotic Listening (Frontiers in Psychology, 2021)
- Exposure to bilingual or monolingual maternal speech during pregnancy affects the neurophysiological encoding of speech sounds in neonates (Frontiers in Human Neuroscience, 2024)
- Mom’s voice boosts language-center development in preemies’ brains (Stanford Medicine, 2025)
- Development of fetal hearing (PMC / NIH)
NEUROPSYCHIATRIE DE L’ENFANCE ET DE L’ADOLESCENCE
NEUROPSYCHIATRIE DE L’ENFANCE ET DE L’ADOLESCENCE
Fonte: M. Gomez e S. Tomkiewicz, « Le mythe Tomatis », Neuropsychiatrie de l’enfance et de l’adolescence, p. 681-689 (verso il 1980). Trascrizione dal fac-simile (scansione senza strato di testo, OCR tramite visione). Essendo la scansione fortemente degradata, alcune porzioni sono state restituite nel modo più approssimativo; i passaggi rimasti incerti sono segnalati nel testo.